{"id":4876,"date":"2013-09-08T17:38:13","date_gmt":"2013-09-08T15:38:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilrumoredellutto.com\/?p=4876"},"modified":"2014-01-30T15:21:42","modified_gmt":"2014-01-30T14:21:42","slug":"le-sacre-sinfonie-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilrumoredellutto.com\/new\/le-sacre-sinfonie-del-tempo\/","title":{"rendered":"Le Sacre Sinfonie del Tempo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">[column col=&#8221;2\/3&#8243;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hector Zazou moriva l\u20198 settembre del 2008. Vuole essere questo un semplice ricordo, poche parole che non possono e non vogliono esplorare nei dettagli la carriera di chi a tutt\u2019oggi non \u00e8 stato forse ancora\u00a0 riconosciuto come uno dei grande artisti del novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compositore, produttore, avanguardista, la sua ricerca si rivela mediante un percorso trentennale, cominciato ufficialmente nel 1976. Ventitr\u00e9 dischi all\u2019attivo, nonch\u00e8 numerose collaborazioni con artisti del calibro di <b>Bj\u00f6rk<\/b>, <b>Dead Can Dance<\/b>, <b>Siouxsie Sioux<\/b>, <b>David Sylvian <\/b>fino ad arrivare<b> ai\u00a0<\/b>\u00a0<b>P.G.R.<\/b> di <b>Giovanni Lindo Ferretti<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno slancio creativo \u2013 il suo \u2013 in perenne movimento, la cui sperimentazione lo traghetta nei meandri infiniti della musica: dalla New Wave degli albori fino alle composizioni per quartetto d\u2019archi e per strumenti a fiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Sahara Blue (1992)<\/i><\/b> disco tributo al poeta Artur Rimbaud, oltre ad essere il suo capolavoro manifesto lo consegna agli occhi del mondo. Anche in questo caso a caratterizzare il lavoro sono composizioni che sfuggono a logiche di mercato ordinarie, nonostante questo rimane a tutt\u2019oggi l\u2019album dell\u2019intera discografia maggiormente conosciuto; tra gli ospiti <b>G\u00e9rard Depardieu<\/b>, <b>David Sylvian<\/b>, <b>Bill Laswell <\/b>e <b>Dead Can Dance<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esito positivo dell\u2019operazione non condiziona le cifra stilistica del musicista, il quale rimane volutamente ai margini del mainstream. L\u2019estrema versatilit\u00e0 che lo caratterizza lo porta piuttosto ad esplorare i percorsi sinuosi delle avanguardie sondando al contempo tradizioni ancestrali collegabili alla\u00a0 musica sacra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Lights In The Dark (1998) <\/i><\/b>\u00e8 frutto di uno studio legato alle tradizioni celtiche del XII secolo. Intervistato da <b>Roberto Gatti<\/b>, il cantante afferma: \u201c<i>I materiali di base sono costituiti da antichissimi brani irlandesi riscritti da alcuni musicologi alla fine del secolo scorso o all\u2019inizio del presente. Di questi esistevano gi\u00e0 alcune registrazioni realizzate una cinquantina d\u2019anni or sono, seppur in maniera un po\u2019 approssimativa. Io non ho fatto nient\u2019altro che rendere queste registrazioni pi\u00f9 \u201cchiare\u201d, pi\u00f9 comprensibili all\u2019orecchio dell\u2019ascoltatore contemporaneo<\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi anni del duemila vedono il compositore impegnato su pi\u00f9 fronti. Oltre a portare avanti progetti da solista, si impegna nella realizzazione di colonne sonore senza trascurare le numerose collaborazioni: <b>Jane Birkin<\/b>, <b>Laurie Anderson <\/b>e <b>Lisa Germano<\/b>. Le signore della canzone internazionale duettano con lui in <b><i>Strong Currents (2003)<\/i><\/b>. Proprio in quel periodo \u00e8 caratterizzato da una produzione febbrile caratterizzata danumerosi progetti come <b><i>La Passione di Giovanna d\u2019Arco <\/i><\/b>di <b>Carl-Theodor Dreyer<\/b> e la colonna sonora originale per il documentario di <b>Robert Flaherty <i>Nanouk of the North<\/i><\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>L\u2019Absence<\/i><\/b> esce nel 2004. Il progetto nasce con il contributo del pittore <b>Bernard Caillaud<\/b>. L\u2019intento \u00e8 quello di recuperare le connessioni perdute tra pittura e musica. Il musicista \u201c<i>fa sentire i colori<\/i>\u201d e il pittore \u201c<i>fa vedere i suoni<\/i>\u201d. Hector ritrova lo spunto per continuare a sperimentare. In <b><i>Corps Electriques (2008)<\/i><\/b>, insieme alla cantante inglese <b>Katie Jane Garside<\/b>, guida i percorsi musicali della tromba di <b>Nils Petter Molvaer <\/b>e delle percussioni di <b>Bill Rieflin <\/b>in uno strano mondo ai confini della musica elettronica, tra rock e jazz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco prima di morire Hector stava portando a termine <b><i>In The House Of Mirrors<\/i><\/b>. Il disco, uscito postumo, lambisce i margini della <b><i>world-music <\/i><\/b>e ridisegna per l\u2019ultima volta le coordinate della carriera di un artista estremamente vitale.<br \/>\nZazou \u00e8 scomparso l\u20198 settembre 2008, dopo una grave malattia.<br \/>\n[\/column]<\/p>\n<p>[column col=&#8221;1\/3&#8243;]<br \/>\n<iframe src=\"https:\/\/embed.spotify.com\/?uri=spotify:user:1124768310:playlist:55YOASNCO57vptWsRjw9n7\" height=\"800\" width=\"350\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[column col=&#8221;2\/3&#8243;] Hector Zazou moriva l\u20198 settembre del 2008. Vuole essere questo un semplice ricordo, poche parole che non possono e non vogliono esplorare nei dettagli la carriera di chi a tutt\u2019oggi non \u00e8 stato forse ancora\u00a0 riconosciuto come uno dei grande artisti del novecento. 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