Per impregnarci a fondo dell’importanza del giorno presente,

dobbiamo comportarci come se fosse l’ultimo.

Alcuni diranno che è spaventoso avere di continuo nella mente

il pensiero della morte. E invece no: il fatto di vivere ciascun giorno come se

fosse l’ultimo, non ci spinge verso la morte,

bensì verso la vita.

A camminare verso la morte, è piuttosto chi si comporta

con leggerezza e noncuranza pur continuando a sperare in un

avvenire migliore. Sì, costui spreca la propria vita.

Quando i saggi ci dicono che dobbiamo vivere ogni giorno come se

fosse l’ultimo, è per spronarci a fare dell’oggi qualcosa di

più utile, di più bello, di più prezioso… qualcosa di unico!

Voi non credete veramente che quello sarà l’ultimo giorno, ma

utilizzate semplicemente un metodo pedagogico per vivere l’oggi

in pienezza.

 

Omraam Mikhaël Aïvanhov

( 31 gennaio 1900 – 25 dicembre 1986)

L’immagine in evidenza è di Anka Zhuravleva

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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