Teatro Farnese: tutta la luce dei Radiodervish

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Il Teatro Farnese, le persone e infine la musica dei Radiodervish hanno regalato al folto pubblico presente (sfiorato il sold-out) sabato sera, una notte indimenticabile. Magia scaturita dalle canzoni di Nabil Salameh e soci, sostenuta dai ripetuti applausi a scena aperta degli spettatori in visibilio. Il concerto, inserito all’interno della quattordicesima edizione de Il Rumore del Lutto, dedicata al tema della Verità, ha trovato un indiscutibile riscontro tra i fan, accorsi da tutta Italia per restituire alla band italo-palestinese il meritato tributo.

Ma chi sono i Radiodervish? Difficile rispondere in poche righe: «Cantiamo di uomini e donne appartenenti a spazi, culture e tempi differenti” – dice Nabil Salameh, musicista e cantante dal carisma indiscutibile – e conclude – “Siamo storicamente alla ricerca di varchi e passaggi tra Oriente e Occidente”.

Un’ora e mezza di concerto per rievocare il percorso infinitesimale di una carriera straordinaria diluita all’interno di un set  “di puro cantautorato mediterraneo” – afferma Michele Lobaccaro, l’altra metà del progetto. Va, tuttavia ricordato che la formazione si avvale da oltre quindici anni, delle imprescindibili tastiere di Alessandro Pipino.

Le consuetudini non abitano qui, le quali restituiscono indiscutibile bellezza, mediante la ricerca di uno stile inusitato e che trova libero sfogo entro canzoni eterne («L’esigenza, Due Soli, Centro del Mundo»), scolpite all’interno di una carriera ufficialmente cominciata nel 1997. La scaletta, come fosse un colpo al cuore, rievoca passaggi ad alto impatto emotivo («L’immagine di te, Rosa di Turi, Una Candela nel Buio»). Spazio anche alla rivisitazione di «Tu sì na cosa grande» di Domenico Modugno; un’occasione ulteriore per definire il tratto distintivo dei Radiodervish.

Il tempo dei saluti – affidato alle liriche di «Taci il nemico ti ascolta» – è scandito dagli applausi scroscianti che regalano un’ultima certezza, ovvero che le mascherine indossate diligentemente dal pubblico potranno certamente impedire di guardarsi nei propri sorrisi compiaciuti ma non riusciranno mai ad annullare l’emozione tangibile degli sguardi inconfessati. Così, le lacrime divengono protagoniste, annullando le distanze e ricordando soprattutto quanto la musica dal vivo sia linfa vitale per poter affrontare, probabilmente, il periodo più arduo della nostra esistenza.

foto a cura di Elisa Magnoni per Elisa Magnoni Photo

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