UnknownSapiente ricercatore, studioso di antropologia delle religioni e teologia spirituale Luciano Mazzoni Benoni è una figura poliedrica. Ha conseguito titoli accademici nelle Università di Bologna, Parma, Urbino e nelle Pontificie Università Santa Croce e Antonianum.  Attivissimo sul territorio nazionale e non solo, è animatore di gruppi di meditazione. L’abbiamo incontrato.

 1 • Quando si è avvicinato al mondo di Pierre Teilhard de Chardin?

Fu un incontro giovanile e travolgente. Da allora il suo intuito ha ispirato e guidato le scelte rilevanti della mia vita: sul piano dell’impegno, come su quello della ricerca spirituale, pervadendo l’intera mia esistenza; giacchè offre una visione onnicomprensiva!

 2 • È tra coloro che hanno spinto a riscoprire l’universo femminile. Come è possibile che il genio femminile, oscurato come in una lunga eclisse, sia stato riscoperto solo da Giovanni Paolo II?

A mio avviso, e ragionando da studioso della storia e della teologia cristiana, si può risalire alla rottura che si operò nel collegio apostolico, con l’esclusione di Maria di Magdala (vedasi il vangelo di Tommaso, prima vituperato ed ora riabilitato); ma se parlo da antropologo, la questione risale più a monte, al neolitico e quindi alla stessa storia dell’ebraismo arcaico, anch’essa segnata da una evidente impronta maschilista.

 3 • Uomo e donna: quale spiritualità?

Mi pare ovvio che esista un nesso profondo e ben individuabile tra bios ed eros, tra la dimensione biologica e quella spirituale; e l’eros appartiene ad entrambe, superando ogni dualismo tra materia e spirito. Dunque, la nuova era che stiamo vivendo può fare rifiorire di nuovo una armonia tra maschio e femmina, tramontata ed ormai anzi dimenticata, di cui alcune ideologie postmoderne rappresentano un estremo esito triste e rinunciatario.

 4 •  È  Direttore della rivista trimestrale Uni-Versum, come si sta sviluppando questo importante progetto?

Nacque da una idea doppiamente ardita: quella, determinata, di insistere nel dare spazio e visibilità alle intuizioni di Teilhard (secondo l’intento di una testata nata nel 1974 a Firenze: Il futuro dell’uomo); e l’altra, coraggiosa, di associare quel pensiero ad altri filoni della sapienza contemporanea (da Tolstoj a Florenskij, da Tagore ad Aurobindo, da Steiner a Zamenhof, da Baha U ‘llah a Yogananda, da Morin a  Panikkar, da Etty Illesum a Simon Weil). In una apertura universalistica vitale per il Pianeta di oggi e di domani.

 5 • Luciano, quali sensazioni ed emozioni prova operando in un cambio di mentalità per un’unica Fede universale?

Ecco qui infatti l’approdo necessario: anche se parlerei di una Fede convergente, ma non forzatamente unica; unificante sì, ma non  medesima. Non occorre infatti ridurre, bensì arricchire, non spegnere ma conoscere, non chiudere ma aprire. E potremo farlo se inizieremo a coltivare questo sentimento di fraternità universale a cominciare dagli asili, dalla prima infanzia, insegnando a pregare in ogni lingua, a nominare Dio con ogni nome, a trasmettere non la nostra fede, bensì la ricchezza e la varietà delle fedi! Così come con semplicità possiamo narrare la bellezza molteplice dei fiori di ogni giardino.

 6 • Cos’è per lei la felicità?

L’esperienza di pienezza, che dà gioia, che conferisce ricchezza grazie al senso di appartenenza cosmica, reale dimensione di comunione. Ecco il “voto di vastità” al quale mi sono orientato. E si tratta non di un perdersi, bensì di un processo di centrazione progressivo che ci allinea con il centro dei centri.

7• Coordina il Forum interreligioso di Parma e in tale prospettiva curerà un evento fondamentale all’interno della nona edizione de Il Rumore del Lutto. Cosa dobbiamo aspettarci?

Non “effetti speciali”, ma piuttosto la possibilità di vivere anzi di condividere un’esperienza tra diversi: in grado tuttavia di farci avvertire un senso di unità. 

8 •Raimon Panikkar diceva: “Le religioni non sono dighe immobili e artificiali che devono contenere l’acqua per produrre energia. Le religioni sono fiumi che scorrono…”. Che ne pensa?

Raimon mi è maestro, al pari di Teilhard: e vide lucidamente anche in questo! Non a caso insisteva sulla necessità che ciascun credente, per approfondire la propria fede, si convinca della necessità di conoscere le altre religioni: intese non come realtà estranee o fisse, bensì come processi (Teilhard le definì come “fenomeno biologico”).

 9 • Ci parli, se possibile, della funzione mistica del canto…

Mistica, questa dimensione aborrita e vista con sospetto da ogni istituzione religiosa…; oppure ritenuta erroneamente come approdo di pochi eletti… Invece si tratta della naturale vocazione di ogni creatura. Il risveglio della dimensione cosmica è preludio alla scoperta di questa: ed ogni senso ne partecipa. La musica in primis: ascolto, canto, danza sono i prolungamenti ed i veicoli della coscienza da milioni di anni; oggi possono essere riscoperte ma vanno liberate, da schemi e modelli.

10 • Un tempo, per esempio nella tradizione essena, quale effetto aveva il suono?

Per quanto ci è dato conoscere quelle comunità vivevano una esperienza integrata, che aveva effetti perfino terapeutici; e avvertivano la forza degli elementi cosmici; di qui il suono, fattore vitale primordiale nelle culture ataviche di ogni continente.

11 • Qual è il suo augurio per noi, esseri umani, in cammino sul pianeta che ci ospita?

Quello di ritrovare le radici, nella Madre Terra; ed il senso della nostra transizione terrena, di “esseri spirituali che vivono un’esperienza terrestre”. Vivendo pertanto gioiosamente, come custodi del creato, sospesi tra Cielo e Terra, sacerdoti in pienezza di un Cosmo in evoluzione.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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