Nasce a Parigi il 2 aprile 1928 da genitori ebrei provenienti dalla Russia e trasferiti in Francia nel 1917. In gioventù aveva studiato arte, e dopo aver lavorato come insegnante, iniziò a suonare nei circuiti dei locali parigini.
Sin dall’adolescenza aveva maturato una rara consapevolezza dei propri limiti; il culto della personalità arrivò molto dopo, gli albori lo vedono riluttante al suo aspetto fisico sebbene la definizione della sua figura avvenne rapidamente: era dissoluto, sulfureo, ma sapeva essere timido e, al contempo, irriverente, sin dalla giovane età capii che soltanto privilegiando le passioni avrebbe potuto distinguersi.

Si lasciò trasportare dalla ineluttabilità della vita, sebbene riuscì a modellarla attraverso una estetica irriverente quanto singolare, in grado di tradursi  in un corpo di lavoro unico ed emozionale. La quantità di materiale lasciato ai posteri sta lì a dimostrare che ciò che la ragione ottiene, fa la felicità di tutti.

Come è noto raggiunse picchi di popolarità elevatissimi, tanto da essere considerato pressoché intoccabile in patria.Tutto ciò che produsse e tutto quello che, più in generale, fece in vita, fu improntato ad una lucida coerenza; sapeva di essere popolare, e per questo rifuggiva il successo, cercando in ogni modo di rendere incomprensibile la propria opera, compiendo scelte azzardate, non in linea col pensiero comune.

Serge Gainsbourg ha profuso il proprio talento cantando l’amore e la passione ma soprattutto  interpretando in maniera originale ed esaustiva i cambiamenti sociali dei decenni che lo hanno visto protagonista. Cantautore, scrittore, regista. Vale la pena soffermarsi su quanto da lui attraversato non soltanto dal punto di vista artistico. In Francia ne hanno ampiamente svelato il tratto raccontandone non soltanto la matrice artistica, rivelando semmai i segreti più intimi, sebbene poi, così intimi non fossero, decine sono le testimonianze femminili salite sull’altare del gossip, pronte a testimoniare quanto Serge fosse un amante unico e assoluto. Non ci credete? Caliamo allora “il primo carico”. Tale Elisabeth Levitsky, modella, fu lei la prima di una lunga serie: «Sedutosi accanto a me, appoggiò la chitarra e spense la luce. Facemmo l’amore più volte di fila, non lo dimenticherò mai».

Capito l’antifona? In Francia li chiamano tombeur de femme e non occorre spiegare certo a cosa si alluda e se proprio non avete capito, potrebbe essere Brigitte Bardot a togliervi le fette di prosciutto dagli occhi. Sentite cosa ha rivelato al Paris Match: “: «Serge? Il nostro un incontro senza un’ombra, senza una nuvola. Novanta giorni di amore folle di purezza o più semplicemente di felicità». Ma l’attrice ricordando quei momenti si accende e incalzando la giornalista aggiunge: «Una notte, sotto le coperte, fra le sue braccia, gli chiesi di scrivere per me la canzone d’amore più bella. Nel cuore della notte, si mise al piano». Nacque così Je t’aime… moi non plus. BB la incise, ma il disco uscì soltanto dopo molti anni, «perché mio marito Gunter Sachs minacciò di fare uno scandalo». Ora, che la canzone resti una testimonianza indiscutibile del talento del Nostro è fuori discussione, ma per apprezzare appieno la poetica di Monsieur Decadence si guardi oltre! Sì, perché, ritrovarsi nel letto l’insondabile bellezza di colei che orientò tale capolavoro – parliamoci chiaro – avrebbe forse ispirato allo stesso modo schiere di uomini.

Vogliamo parlare di Jane Birkin? Con lei fu amore assoluto quanto dissoluto e a tale riguardo dice: «Era molto sarcastico, ma nascondeva una profonda timidezza. E fu questa contraddizione a farmi innamorare di lui. In pubblico era insopportabile, un provocatore. In privato dolce e pudico. Con i figli un clown».

Ecco, dopo aver sciorinato siffatta sequela di bellezze…i brutti o quantomeno coloro che si ritengono tali, comincino a gongolare! Come avrete certamente capito Gainsbourg non era un adone, eppure, in vita mise nel suo carnet, legioni di miss! Ognuna di esse colpite dal fascino indiscreto dell’imperfezione, sostenuta da qualità personali – come dire – nascoste: avete presente il Bull Terrier? Quel simpaticissimo cane con la testa ricurva, gli occhi pallati e le orecchie sproporzionate? Parliamo di un cane per molti ma non per tutti! Gainsbourg amava rivedersi in quelle buffe fattezze; in serate alcoliche, passate con gli amici, sproloquiava facendo spesso riferimento alla razza in questione: in quel muso a uovo ci si ritrovava morfologicamente, così come faceva sua l’indiscutibile simpatia che quel cane è in grado di suscitare, per non parlare del coraggio, ovvero un marchio distintivo della razza, e che lui riteneva capace di guidarlo nell’intero arco della vita. Quel cane divenne per lui un feticcio, tanto da esserne pubblicamente accompagnato in diverse occasioni. Si registri “Nana”, forse quella che lasciò più il segno, guarda caso una femmina… ancora oggi quel cane resta “seduto accanto alla sua storia”.

About the Author
Marco Pipitone, fotografo presso il laboratorio fotografico del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma. Lavora come Dee Jay nei circuiti alternativi italiani: dal Fuori Orario di Reggio Emilia all’Estragon di Bologna. Da diversi anni è giornalista pubblicista e si occupa nello specifico del mondo musicale. Attualmente collabora con Gazzetta di Parma e Il Fatto Quotidiano per il quale cura un blog da lui ideato: “9 canzoni 9 … di Marco Pipitone”.

Leave a Reply

*

captcha *