Uno spazio sospeso, un luogo sommerso di lettere e una coppia di personaggi, forse postini, custodi di sogni e dilemmi dal colore d’inchiostro.
 Il loro compito è quello di smistare ed indirizzare tutte quelle buste, in maniera sempre metodica ed uguale; ma ne arriva una, diversa dalle altre, che è senza francobollo e senza indirizzo. Sul dorso, solo un tratto semplice di matita blu dal profilo infantile: “Da Mario a Dio”. La curiosità spinge ad aprire la lettera, e questo porta ad un contrasto talmente sproporzionato ed inadeguato, da risultare traumatico. La verità che ne sprigiona è indicibile. Mario sta morendo. Mario è un bambino. E scrive a Dio per parlare della sua stessa fine, per porre domande innocenti quanto disarmanti sul futuro imminente: di che colore è la morte? Che profumo ha? Che musica si sente nella morte? Domande che spiazzano. Ai due postini non resta che rispondere, pur nella dimensione surreale che si viene a creare: come si può, infatti, fingersi Dio? E poi… chi è davvero Dio?
 Ne nasce uno scambio di lettere, un sottile dialogo che è per tutti un cammino di formazione, che punterà ad arrivare al traguardo senza privare la vita della vita.

È questa la scenografia narrativa di “Senza francobollo”, la rappresentazione teatrale liberamente tratta dalla poetica storia “Oscar e la dama in rosa” di Eric Emmanuel Schmitt, in cui il protagonista, un bambino ammalato e cosciente della propria imminente morte, incontra in ospedale un’anziana signora, Nonna Rosa, che stringe con lui un formidabile legame d’affetto e che rappresenta per Oscar la verità. Sarà proprio questa donna a spronarlo a reagire a tutto ciò che lo circonda attraverso un gioco tutto speciale, donandogli vita piena negli ultimi giorni…

Lo spettacolo, andato in scena domenica 2 novembre, alle ore 15.30, presso il Teatro Europa di Parma, all’interno della rassegna Il Rumore del Lutto*, ha costituito nel contempo un debutto per l’Emilia Romagna ed una sfida: quella di “raccontare” ai ragazzi il tema della morte, attraverso una rappresentazione intensa e divertente in grado di trasmetterne i delicati e difficili contenuti.

Il tema della morte ha sempre coinvolto Riccardo Colombini di Schedìa Teatro (associazione che opera sul territorio lombardo e nazionale, che è tra i soci fondatori dell’Associazione Nazionale di teatro per l’Infanzia e la Gioventù) sia nei progetti di formazione teatrale che negli spettacoli, ed il racconto di Schmitt è stato la giusta chiave per provare a trovare le parole per narrare la morte. Non per spiegare o dare risposte, ma semplicemente per parlarne. È stata certamente una sfida difficile ma stimolante, partita con letture, riflessioni tra regista e attori, interviste ed è nato lo spettacolo.

* Foto di Camilla Sarzi

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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