Se c’è un gruppo cui è lecito attribuire l’etichetta “di culto” questi sono i Rosa Crux. La band francese non ha frequentato i buoni salotti della musica pop, né mai abitato le classifiche. Tuttavia ha arredato le stanze disadorne della musica sperimentale, in cui ad esser sondate sono le antiche tradizioni arcaiche: nessuna concessione al music business; i testi, prevalentemente in latino,  sostengono un impianto musicale garantito da strumenti in grado di sfuggire alle convenzioni, tanto da essere costruiti dal gruppo stesso. La celeberrima “BAM” è composta da un assemblaggio di tamburi le cui bacchette sono controllate automaticamente dal computer, così come una sequela di campane poste sul palco dettano ritmi evocanti liturgie ancestrali coadiuvate dalle cangianti atmosfere New Wave care alla band. Il punto di rottura restano però le performance connesse alla musica: “La Dance de la Terre ” è stata eseguita da ballerini che utilizzano la terra per ricoprirsi vicendevolmente, scandendo un tempo divenuto progressivo e sincopato, tanto da dare origine ad una sorta di rito pagano di grande pathos emotivo.

Il concerto dei Rosa Crux si è svolto presso App Colombofili, in collaborazione con Endenocte.

Le immagini sono di Camilla Sarzi.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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