foto miaLa psicologa-psicoterapeuta Ilaria Bordone ha maturato la sua esperienza clinica a contatto con il disagio psichiatrico e con pazienti oncologici in fase avanzata di malattia. Consulente presso l’Ospedale Molinette di Torino e presso l’Assessorato alla Sanità, fino al 2013, ha svolto il suo incarico come tecnico in “tavoli scientifici” di studio e programmazione di percorsi e Servizi psicologici in ambito istituzionale.

L’abbiamo incontrata.

1 • Ci siamo conosciute a Torino oltre dieci anni. Nasceva allora il primo master in Italia di tanatologia. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza e come si è sviluppato il tuo percorso professionale?

Ricordo con piacere il primo giorno del “Progetto Caronte”, quello fu l’inizio del nostro sodalizio umano e professionale: la nostra amicizia e collaborazione, un dono meraviglioso. Per me fu una esperienza in continuità con la tesi di laurea, in cui mi ero occupata della ritualità del lutto nelle popolazioni Rom, o “zingari”, come li chiamiamo nel linguaggio comune. Da allora la tematica del lutto e della perdita sono state integrate nella mia pratica clinica, come psicoterapeuta, essendomi occupata, negli anni successivi, di pazienti oncologici in fase avanzata di malattia, di accompagnamento dei morenti e del lutto dei familiari.

2 • Sei testimone della nascita della rassegna Il Rumore del Lutto, qual è il tuo personale ricordo?

Io ho partecipato alla primissima edizione di questo evento unico, sia nel panorama culturale italiano che, senza timore di esagerare,  internazionale. L’impressione che ne ebbi fu di trovarmi di fronte a un’idea eccezionale ed innovativa, all’avanguardia come contenuti, in cui la contaminazione di generi artistici e di saperi accademici avrebbe attirato  grandi protagonisti. Non mi sbagliavo, il Rumore del Lutto cresce anno dopo anno, confermando la serietà, la passione, lo spirito innovativo dei suoi ideatori.

3 • Veniamo al tuo presente, a cosa ci riferiamo con il termine Psicologia del benessere?

Per me la Psicologia del benessere è anzitutto una puntualizzazione: la psicologia non riguarda solo la “riparazione” di processi interiori e/o relazionali disfunzionali, ma anche e soprattutto il miglioramento di se stessi, l’empowerment, le “istruzioni per l’uso”, come le ho chiamate in modo provocatorio, per fare fronte alle sfide psicologiche quotidiane, per incrementare il proprio livello di performance, e la propria resilienza.

La Psicologia del benessere è prevenzione del disagio attraverso la riflessione e la pratica di strategie per il benessere, validate dalla ricerca scientifica e dalla pratica clinica.

4 • Parliamo di Psicologia delle Cure Primarie: quali sono le specifiche?

La Primary Care Psychology (PCPsy) consiste nel riposizionamento strategico dell’assistenza psicologica, da un livello specialistico a un livello di base, territoriale. Per spiegare in modo più semplice, lo psicologo viene ri-collocato in ambulatori non-specialistici, cui si accede con maggiore equità e immediatezza. L’idea è che a fianco del Medico di base, che fornisce assistenza e cura universali, ci sia lo Psicologo, a valutare e prestare le prime cure a forme di disagio lievi o moderate, che potrebbero evolvere negativamente, se trascurate.

5 • A che punto siamo in Italia?

In Italia da anni se ne parla ed è stata attivata qualche sperimentazione a livello locale. Il Prof. Solano ha avviato una ricerca in Lazio, che ha dato buoni riscontri e in Veneto è prossima una DGR per regolamentare la figura dello Psicologo delle Cure Primarie. In Emilia Romagna è attivo il Progetto Leggieri, che si propone di fornire assistenza anche al disagio psicologico sotto-soglia, ovvero non così grave da afferire ai servizi specialistici, ma comunque impattante sulla performance e sulla qualità di vita della persona.

6 • Mentre in Piemonte ovvero nella tua regione?

In Piemonte siamo pronti per avviare una sperimentazione di Psicologia delle Cure Primarie, a livello organizzativo sono state formalizzate gli indirizzi e le raccomandazioni per l’implementazione del Servizio sul territorio, attendiamo che questo impulso diventi una legge regionale e un piano operativo.

7 • Stress, carichi di lavoro e infine responsabilità. Qual è il segreto per gestirsi al meglio?

Più che un segreto per gestirsi meglio, parlerei di “istruzioni per l’uso” per non farsi schiacciare dallo stress, che la vita quotidiana elargisce generosamente!

Intanto attivarsi e diventare responsabili del proprio benessere, conoscere i meccanismi fisiologici dello stress, per ri-conoscere i sintomi, quando si manifestano. Non esasperare le preoccupazioni ma porsi in un atteggiamento positivo, di auto-efficacia, ovvero affrontare i problemi con la sicurezza di poterli risolvere, se non definitivamente, almeno a qualche livello.

8 • L’ottimismo, sembra di capire è un ingrediente fondamentale…

Coltivare uno stile cognitivo improntato all’ottimismo significa darsi il permesso di non essere perfetti. Si prendano questi come alcuni suggerimenti, cui aggiungo l’esercizio quotidiano, sia fisico che mentale; l’utilizzo delle visualizzazioni creative e la meditazione, è stato dimostrato scientificamente essere un ottimo strumento per il benessere.

La guida di un professionista, di uno psicologo, serve proprio a consolidare queste indicazioni generiche in stili di vita.

Anche coltivare rapporti di amicizia e avere una rete di conoscenze è un ottimo anti-stress.

9 • Parliamo delle malattie psico- vegetative, che cosa sono?

Le malattie psico-vegetative, o più comunemente psicosomatiche, sono tutte quelle alterazioni della salute individuale ad eziologia psicologica, ovvero causate da sofferenza psicologica.

In maniera più o meno intensa ne soffriamo tutti, pensiamo al mal di testa muscolo-tensivo, al colon irritabile, alla dermatite, ecc. La componente psicologica, reattiva a uno stress, è la base di questi disturbi, che spesso migliorano con l’utilizzo di psicofarmaci, ma che possono essere curati molto più efficacemente e radicalmente, attraverso una terapia psicologica che permetta alla persona di reagire allo stress senza sviluppare un disturbo fisico.

10 • Una ipotesi reale prevede che nel prossimo futuro un’alta percentuale di persone ne soffrirà. Quanto sono importanti le tecniche di rilassamento nella cura dei disturbi psicologici?

L’emergenza è già presente. Ma la buona notizia è che gli strumenti per fare fronte alla vulnerabilità psico-fisica causata dallo stress sono disponibili e accessibili a tutti. Le tecniche di rilassamento, di cui il  training autogeno è un esempio, sono tecniche universalmente riconosciute e utilizzate per dare sollievo al sovraccarico di tensione fisica e/o emotiva.

11 • Quanto è vasto il campo di applicazione di queste tecniche ?

Oserei definirlo vastissimo: nell’empowerment personale, nella gestione dell’ansia, nel controllo del dolore. Alla Mayo Clinic statunitense si utilizzano le visualizzazioni guidate per preparare i pazienti agli interventi chirurgici e per favorire la guarigione delle ferite nel post-intervento.

12 • La rubrica radiofonica “Riparto DA ME”, sull’emittente Primaradio, sta per compiere 7 mesi. Come è nata l’idea di cominciare un’avventura su tematiche psicologiche  di interesse quotidiano?

L’idea è nata in un momento di crisi professionale, dovuto all’imminente chiusura dell’Agenzia regionale per i Servizi Sanitari, di cui ero consulente come psicologa. Mi chiedevo come avrei potuto, una volta fuori dal sistema istituzionale in cui mi trovavo da anni, continuare a trasmettere i contenuti inerenti la mia specializzazione, che ho continuato nel tempo a perfezionare ed e applicare in ambito clinico. Così ho deciso di  partire dalla mia esperienza e creare la pagina “Riparto DA ME, la psicologia del benessere” su FB.

13 • Un viatico per arrivare in radio…

Fondamentale è stato l’incontro con Betty Martinelli, giornalista conduttrice di Primapagina Piemonte a Primaradio di Asti; abbiamo creato una sinergia al femminile, progettando e animando la Rubrica che va in onda tutti i venerdì mattina alle 11. Per me è stato ed è un modo per rimanere in contatto, umanamente e professionalmente, con la comunità piemontese, offrendo contenuti spero stimolanti e di interesse generale, per promuovere su larga scala il benessere psicologico.

 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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