Quanto sare’ men doglia il morir presto

che provar mille morti ad ora ad ora

da ch’, in cambio d’amarla, vuol ch’io mora!

 

Ahi! che doglia infinita

sente ‘il mio cor quando li torna a mente

che quella ch’io tant’amo amor non sente!

Come resterò ‘n vita?

Anzi mi dice per più doglia darmi

che sé stessa non ama: e vero parmi.

 

Come posso sperar di me le dolga

se sé stessa non ama? Ahi! trista sorte!

Che fia pur ver, ch’io ne trarrò la morte?

 

 

Michelangelo Buonarroti

(6 marzo 1475 – 18 febbraio 1564)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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