La morte non è nulla.

Sono solo scivolato nella stanza accanto.

Io sono io e tu sei tu.

Quello che eravamo l’uno per l’altro, lo siamo ancora.

Chiamami col mio solito nome.

Parlami nel modo in cui eri solita parlarmi.

Non cambiare il tono della tua voce.

Non assumere espressioni forzate di solennità o dispiacere.

Ridi come eravamo soliti ridere

dei piccoli scherzi che ci divertivano.

Gioca… sorridi… pensami… prega per me.

Lascia che il mio nome sia la parola familiare

che è sempre stata.

Lascia che venga pronunciato con naturalezza,

senza che in esso vi sia lo spettro di un’ombra.

La vita ha il significato che ha sempre avuto.

È la stessa di prima

Esiste una continuità mai spezzata.

Che cos’è la morte se non un incidente insignificante?

Dovrei essere dimenticato solo perché non mi si vede?

Sto solo aspettandoti, è un intervallo.

Da qualche parte molto vicino, proprio girato l’angolo.

Va tutto bene.

 

Henry Scott Holland 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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