Oro: metallo prezioso che fin dall’antichità è simbolo di ricchezza e prosperità, espressione di una mitica “aetas felicior”. Ma l’oro è anche uno tra i materiali più utilizzati nella rappresentazione artistica, che nel corso del tempo ha visto le più diversificate tecniche di applicazione. Per le sue caratteristiche di lucentezza e preziosità fu utilizzato nelle sacre rappresentazioni dipinte nel Medioevo come metafora di uno spazio celeste, infinito ed eterno, un luogo ultraterreno fatto solo di luce che rimanda alla dimensione soprannaturale. Guardando la “Morte della Vergine” di Niccolò di Pietro Gerini (1370-75 circa), di cui ha parlato la storica dell’arte Carla Campanini (Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici di Parma), si resta colpiti dalla grande quantità di oro che l’artista utilizza per impreziosire i dettagli, l’abbigliamento e le figure degli apostoli che si raccolgono intorno al sarcofago della Madonna, ma anche per restituire il senso di una dimensione spaziale astratta, che segna il passaggio tra il mondo terreno e il regno spirituale del divino.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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