Va in scena domani sera alle ore 21.00 presso il Cubo Teatro di Torino (Officine Corsare) lo spettacolo teatrale “ognidiviensera” di e con Carla Carucci, ideatrice, regista e unica interprete della performance tratta dal testo originale di Alice Umana.  

La rappresentazione prende in esame il tema del lutto e della sua elaborazione, offrendo spunti di riflessione anche sullo spazio effettivamente concesso alla morte: l’attraversamento del dolore e il processo del suo superamento nel viverlo a livello sociale. In ragione di questo, recentemente Carla ha avuto occasione di esporre il proprio lavoro e il processo creativo che ne è alla base, durante una delle lezioni di “Teatro e Terapia” nel corso di Laurea Triennale di Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Torino.

Domani sera Carla Carucci incarnerà Lisetta, una figura femminile, una Penelope contemporanea seppur anacronistica, narrando di giorni difficili e trascinando gradualmente lo spettatore nei meandri della mente di una donna “dominata” dal proprio dolore.

Lisetta narra l’attesa del suo amato: Sempre qui attendo il mio quasi sposo / e, sempre cucendo / senza riposo / come la donna dell’altro racconto / l’abito mio smonto e rimonto. /

Armata di forbici da sarta, si libera con gesti solenni della sua “cella di tessuto”.

Eclissata nel proprio atelier Lisetta lavora senza tregua alla realizzazione del proprio abito da sposa. Lo cuce e lo ricuce, intonando nenie introverse, ma non è sola. Infatti stoffe ed altri oggetti di scena si animano via via manovrati dalla stessa Lisetta, per dare voce a fantasmi interiori, in un vortice-tormenta. La protagonista immedesimandosi nella Penelope di Omero che attende il proprio Ulisse ne ricostruisce le afflizioni, oniriche e deliranti.

Così, sontuosi broccati si tramutano in sozzi spasimanti, di cui respinge le avances, rimandando la scelta al termine dell’abito nuziale. Tuttavia ogni notte con le sue forbici demolisce il lavoro diurno trascorrendo il tempo restante idolatrando gli utensili che le ricordano l’amato.

Messa infine alla gogna Lisetta è costretta ad ammettere i propri inganni e a constatare l’inutilità del suo attendere: vedova o consorte abbandonata che sia – il dubbio resta irrisolto – è consapevole che il compagno non farà ritorno. Consapevole che i suoi sentimenti sopravvivranno nel ricordo si congeda simbolicamente dall’amato accennando ad un ultimo giro di valzer con un abito di lui, iniziando un lento ritorno alla vita.

Sulla scena Carla compie dunque una sorta di autopsia del dolore, rivelando – in chiave metaforica – le implicite e pressanti richieste della società di ignorare che il lutto sia avvenuto, tra autoesclusione e mondanità, tra idealizzazione della persona perduta e accettazione della perdita.

 Le immagini in evidenza sono di Massimiliano Todisco.

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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