Vita. Vite. Vino. L’autunno è la stagione dell’uva. Della sua metamorfosi da acino a mosto. Perché il ciclo vegetativo della vitis vinifera è così lungo? Perché l’uomo ama il vino, specchio del suo animo e del suo essere? Dove risiede il mistero vitale di questo arbusto addomesticato, così caro agli Dèi, ai Poeti e agli Umani? La terra (suolo, seme, nutrimento), la pianta (tralcio, foglia, frutto), il chicco (buccia, polpa, vinacciolo). Coltivare, raccogliere, spremere, fermentare, macerare: metafora e pratica Mosto-fiore, vino di vasca, vino che affina, vino di bottiglia, vino pronto, vino che evolve, vino maturo, vino vecchio, vino spogliato, aceto: una liquida entità vivente. Questo è stato un viaggio nascosto, lungo i vari progressi esistenziali del vino, volto a coglierne lo spirito, la vitalità e il segreto.

L’evento, in collaborazione con l’associazione Pietre Colorate, ha visto la presenza di Deborah Penzo, con la partecipazione straordinaria di: Alfio Lovisa, “colui che sussurrava alle barbatelle”; Marco Cervetti, “colosso di bontà e di meraviglia”; Roberto Terpin, “narratore in bilico sulla Frontiera”.

Gli incontri al Tabarro, per Il Rumore del Lutto, hanno seguito un calendario di quattro appuntamenti: 29 ottobre, martedì 1 novembre e mercoledì 2 novembre.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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