Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dir di sì al proprio destino.

In tal modo forgiamo un io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili;

un io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di di far fronte al mondo e al destino.

Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria. 

Nulla è turbato – sia dentro che fuori – perché la propria continuità ha resistito alla corrente della vita e del tempo.

Ma ciò può avvenire solo quando si rinuncia a intromettersi con aria inquisitiva nell’opera del destino.

 

Carl Gustav Jung

( 26 luglio 1875 – 6 giugno 1961)

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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