23275745_1697048740368680_1128499381617653977_oSuccesso clamoroso per lo spettacolo curato da Massimo Zamboni, chitarrista dei CCCP/CSI. Si è trattato di un viaggio d’iniziazione nella tumultuosa Berlino del Muro e delle case occupate, dalla strada al palco, dal palco alla strada attraverso il racconto di un percorso esistenziale, quasi che ogni canzone possa dissolversi in un brano teatrale.

È il 1981, Zamboni ha 24 anni, e più che scappare dalla provincia emiliana è alla ricerca di un indefinito sé. Berlino, in quella lunga estate, è una città di giovani e di musica, di voglia di futuro, di case occupate: un mix irripetibile di intensità e fragilità. E poi c’è il Muro. Entra in scena sommessamente, quasi soffocato dalla vitalità dell’esperienza cittadina, per poi impadronirsi dello spazio e del senso rivelandosi come autentico co- protagonista del racconto. Nella girandola di situazioni, tra i giorni a servire ai tavoli di un ristorante italiano e le notti a inseguire il sogno più underground, si fa strada la consapevolezza che sia pressoché impossibile uscire dal proprio guscio identitario.

About the Author
Marco Pipitone, fotografo presso il laboratorio fotografico del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma. Lavora come Dee Jay nei circuiti alternativi italiani: dal Fuori Orario di Reggio Emilia all’Estragon di Bologna. Da diversi anni è giornalista pubblicista e si occupa nello specifico del mondo musicale. Attualmente collabora con Gazzetta di Parma e Il Fatto Quotidiano per il quale cura un blog da lui ideato: “9 canzoni 9 … di Marco Pipitone”.

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