State pensando di trascorrere le vacanze in Scozia tra isole, castelli e treni a vapore? Che dite di una visita a Loch Ness? In fondo, chiunque sia la creatura chiamata “Nessie” non deve essere pericolosa per gli esseri umani.

Un tempo gli antichi scozzesi chiamavano “mostro” ogni spirito maligno dell’acqua tanto che le donne raccomandavano sempre ai propri figli di non giocare vicino alle rive dei fiumi o dei laghi, per non cadere vittime di mostri in grado di trasformarsi, assumendo sembianze umane, se necessario.

Sembra che il primo avvistamento di Nessie, così viene chiamata familiarmente la creatura del lago, sia avvenuto nel lontano 1880 quando Duncan McDonald, un abile traghettatore si immerse nelle acque per controllare lo scafo di una barca affondata.

Appena si tuffò fece cenno ai compagni rimasti in superficie di tirarlo velocemente fuori. Più tardi, balbettando per lo spavento, affermò di aver visto un mostro nelle acque torbide del lago. Da quel giorno si sono calcolati circa tremila avvistamenti.

Alcuni racconti sono molto dettagliati, altri nebulosi ma la gita in barca è raccomandata…

Geograficamente il lago è situato su una faglia geologica che sembra suddividere la Scozia in due parti. Il vento, anche molto forte, in pochi attimi muta la condizione atmosferica del luogo creando la cornice ideale alla concentrazione e al mistero.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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