Abbiamo incontrato l’artista fiorentina in prossimità del concerto che si terrà sabato 2 novembre 2013 presso il Teatro Europa di Parma.

L’evento è inserito nella settima edizione de Il Rumore del Lutto.

Verdiana Raw è un progetto aperto a diverse collaborazioni che mantiene come perno l’omonima cantautrice, voce e piano. Alla chitarra nel primo disco ‘Metaxy’, uscito nel 2012 per Arkrecords, vi sono i suoni delicati e riverberati di Antonio Bacchi, autore di alcuni brani. Alle percussioni Fabio Chiari-che per VR ha scritto la ballata ‘Strega’ – sottolineano la ricerca di un’atmosfera rituale.

Verdiana comincia lo studio della musica nella prima infanzia, tramite il violino. Dopo avere interrotto bruscamente il percorso di studi a causa di divergenze con il sistema di insegnamento del Conservatorio, passa dall’amore per la recitazione teatrale a quello della ricerca della propria espressività vocale, accompagnandosi al pianoforte. Strumento che frequenta sin dalla vita uterina per via della madre pianista, e che poi riscopre in maniera autonoma e intuitiva. Nel 2010 l’incontro con Antonio Bacchi, forte dell’esperienza new wave fiorentina degli anni d’oro, caro supporto chitarristico che va ad arricchire i suoni dei brani del primo disco. Successivo l’intervento di Fabio Chiari, da sempre impegnato in varie formazioni e nello studio, fra altri, della musica indiana, alla quale dedica gran parte della sua passione per gli strumenti percussivi. Verdiana definisce così il suo un ‘progetto’, senza una formazione che impedisca il transito di altri artisti ed altre forme espressive, fra le quali la danza contemporanea. Ricordiamo l’intervento della danzatrice Carolina Materassi e della danzatrice butoh Chiara Burgio. Luciana Stefani, proveniente da un’intensa attività con la compagnia Liket, si inserisce in maniera stabile nell’ultimo tratto di strada del progetto VR, tramite creazioni di scenografie e performances di teatro-danza o espressività corporea.

Il fine ultimo del progetto VR è quello di rinnovarsi costantemente nella ricerca di diverse possibilità a seconda delle esigenze comunicative di Verdiana e di chi voglia unirsi a lei, con l’umiltà di una mancata paziente psichiatrica che vorrebbe ritrovarsi e non cedere alle lusinghe della Menzogna Meccanica che invade il pianeta.

- Per quale motivo avete deciso di aderire a questo progetto?

Scoprire il Rumore Del Lutto è stata una sorpresa . Tutti noi, sia per inevitabili vicende personali, che professionali, ci siamo imbattuti nel tema della Morte; inoltre vi sono stati alcuni nostri concerti che  hanno ispirato sensazioni ‘funeree’ a parte del pubblico, infondendo disagio di fronte ad una forma musicale che  evidentemente esplora lati di sè al di là delle forme vitali più immediate che  si compenetrano nelle arti ‘in movimento’, per usufruire di un interessantissimo concetto di  Daniel Stern. Dopo molti fraintendimenti abbiamo ritenuto questa una buona occasione per mostrare l’altro lato della medaglia delle nostre intenzioni espressive, lucente oltre l’apparente grevità di alcuni suoi tratti. Come una sorta di Danse Macabre, di rito apotropaico che vuole infondere in realtà amore per la vita.

- Pensi che rassegne come questa possano aiutare o esorcizzare le rimozioni legate al tema della morte?

Assolutamente sì. In molte occasioni di dialogo sulle proprie esperienze in merito, si è creato un imbarazzante silenzio ricco di pensieri non espressi che volteggiavano nell’aria rendendola di cristallo, specchio di quanto accade in società. Senza retorica ciò conferma quanto il tema sia intimo; d’altro canto quasi ancora un tabù nel quotidiano. Morte come liberazione o paura vissuta in solitudine, poca riflessione o comunicazione aperta; anche ad esempio nei confronti del mondo dell’infanzia. Inoltre chi artisticamente affronta le sfumature insite nel confronto con la fine della vita, viene spesso associato ad un mondo volutamente macabro. Questa è almeno la mia esperienza.

- Verdiana nel tuo percorso artistico e nel tuo quotidiano quanto è presente la ricerca sulla morte come parte della vita?

Come si può intuire dalle risposte precedenti, è parte integrante del mio percorso di studi e artistico. A livello personale invece ne sono quasi ossessionata. Credo per via del confronto precoce con malattie importanti che mi hanno portato a temerla da bambina. Non nascondo una mia propensione per la ricerca -vogliamo dirla spirituale? nel corso degli anni. Adesso non riesco a scindere morte e vita, ai fini di una riflessione legata soprattutto alla qualità dell’impiego del Tempo concesso da questa esistenza terrena. Nel comunicato stampa ho citato una frase tratta dalla spiegazione di Jodorowsky del Tarocco Senza Nome, XIII, La Morte.  Ogni mio brano tende naturalmente ad essere simile come punto di vista su di essa: una catarsi continua, una trasformazione istantanea e costante, che va assecondata senza paura di perdere ciò che si va a lasciare per accogliere nuova luce e nuovo buio. Perchè vi è una Morte finale, fisica, ma vi sono tante piccole o grandi Morti che si affrontano in vita. Alcune sono spinte rigeneratrici, altre sono annichilenti  e castranti. Siamo sottoposti ad un lunga e lenta estinzione della nostra vitalità, se siamo costretti a non perseguire la nostra entelechìa. Questa è la Morte che più mi fa paura e che sembra invece essere trascurata in favore dell’orrore di quella….’Ufficiale’.

- C’ è una domanda che non ti è mai stata fatta e che tu vorresti ti fosse posta?

Lascio che ogni cosa arrivi nel modo e nel tempo che deve, comprese le domande.

About the Author
Marco Pipitone, fotografo presso il laboratorio fotografico del Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma. Lavora come Dee Jay nei circuiti alternativi italiani: dal Fuori Orario di Reggio Emilia all’Estragon di Bologna. Da diversi anni è giornalista pubblicista e si occupa nello specifico del mondo musicale. Attualmente collabora con Gazzetta di Parma e Il Fatto Quotidiano per il quale cura un blog da lui ideato: “9 canzoni 9 … di Marco Pipitone”.

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