Manes, per i Romani antichi, erano le anime dei defunti che risalivano dall’oltretomba, a vagare tra i vivi sulla superficie della terra. L’incipit de “I Sepolcri” di Ugo Foscolo ha offerto all’autrice un punto di partenza per interrogare i paesaggi cimiteriali circa l’insondabile enigma del fine vita. Possono i sepolcri, in continua trasformazione per opera del tempo, essere tracce della memoria e offrire ai vivi uno sguardo pietoso sulla vita ormai passata?

La mostra, a cura di Elena Alfonsi, ha proposto 25 fotografie in bianco e nero, stampate su carta baritata ai sali d’argento, in cui la fotografa Anna Campanini propone una visione sulla corrispondenza tra i segni esteriori visibili sulla materia e l’altrove, invisibile, in cui la memoria dei vivi colloca le anime di chi non è più al mondo.

L’esposizione, in collaborazione con Parma Urban Center, è rimasta aperta per tutti i giorni della rassegna.

L’immagine in evidenza è di Mary Corradi

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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