La prima rassegna antologica di Luigi Ghirri, alla Sala delle Scuderie in Pilotta, nel 1979, chiudeva con una grande tavola fatta di 365 fotografie fatte al cielo, una al giorno, per un anno, dal titolo: “Infinito”. Si tratta di un affascinante dispositivo di incanto e riflessione, fatto di quasi nulla e pieno di pensiero: “un possibile atlante cromatico del cielo; 365 possibili cieli” (Luigi Ghirri, 1979). Ne ha parlato lo studioso Paolo Barbaro, responsabile della sezione fotografia presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma in apertura Rassegna, presso la Pinacoteca Stuard, giovedì 30 ottobre, alle ore 11.15.

L’opera di Ghirri è stata concepita nel 1974, in una fase in cui il lavoro del fotografo stava guadagnando una netta autonomia dalle ricerche degli amici artisti concettuali, in un sottile gioco tra l’immagine convenzionale e l’immagine immaginata e scoperta, come rivelata all’improvviso in un attimo qualsiasi. La figura della distanza accompagnerà sempre le opere di Ghirri, fino all’ultima foto scattata, con la terra che sfuma in un orizzonte nascosto dalla nebbia, all’infinito.

Luigi Ghirri ancora oggi insegna a guardare il mondo, accarezzandolo e senza mai fermarsi, senza mai smettere di cercare.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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