Kubler RossDiversi anni fa, la dott.ssa Elisabeth Kubler-Ross, si recò in Virginia, per visitare un bambino di nove anni che stava morendo di cancro. Prima di lasciarlo gli disse che probabilmente avrebbe avuto molti interrogativi e che, non potendolo andare a trovare tanto spesso, se avesse avuto qualche domanda avrebbe potuto scriverle.

Ebbene, un giorno Elisabeth ricevette una sua lettera. Era di pochissime righe: “Cara Dottoressa Ross mi resta soltanto una domanda. Che cosa è la vita e che cosa è la morte e perché i bambini devono morire? Con affetto, Dougy”.

Capite perché Elisabeth aveva un debole per i bambini? Perché tagliano corto con i salamelecchi.

E così  rispose al fanciullo con una lettera. Senza esprimergli grandi concetti, utilizzando il suo stesso linguaggio. Prese una bella scatola di pennarelli a 28 colori, i colori lucenti dell’ arcobaleno e, siccome la lettera non le sembrava ancora abbastanza bella, la illustrò. Poi, quando fu finita, le piacque talmente che avrebbe voluto tenersela.

Razionalmente si disse: “Ma sì che posso tenerla, è un mio diritto, ci ho lavorato parecchio, e poi tra poco saranno le cinque e la posta sarà chiusa. I miei figli torneranno da scuola e sarà meglio cominciare a preparare loro da mangiare” e altre scuse del genere. Ma più si allungava la lista delle scuse, più sentiva in cuor suo che era ingiusto. Così si disse: “E io che me ne vado in giro a insegnare di fare la scelta più nobile. Qual è la mia adesso? È di andare immediatamente all’ufficio postale e spedirla, perché l’ho scritta per Dougy, non per me!”.

Così fece.

Dougy ne fu molto orgoglioso e felice. La mostrò a molti altri bambini in ospedale. E già questo, di per sé, fu molto bello.

Cinque mesi più tardi, in marzo, la sua famiglia, pur molto povera, fece una chiamata interurbana alla dottoressa Ross.

Dougy venne al telefono e disse: “Dottoressa Ross, oggi è il mio compleanno. Lei è l’unica che ha avuto abbastanza fiducia e ha creduto che avrei festeggiato un altro compleanno. E quindi voglio farle un regalo. Ma non riuscivo però a trovare qualcosa per lei, perché noi non abbiamo niente. L’unica cosa che mi è venuta in mente era di rispedirle la sua bellissima lettera. A una condizione, però! A una condizione: che lei la faccia pubblicare e la renda disponibile agli altri bambini che stanno morendo”.

A Elisabeth passarono per la testa tantissimi pensieri tra i quali “sarà costoso, ventotto colori per ogni pagina, quadrante intellettuale, svizzera parsimoniosa, come farà a permetterselo la gente”. Tutto questo stava inizialmente interferendo dentro di se ma poi disse: ‘No! A pensieri simili. E optò per la scelta più nobile.

È proprio vero: se dai senza aspettative, riceverai diecimila volte tanto. Questo successe molti anni fa (Elisabeth Kubler Ross morì  nel 2004).

Quando Dougy morì la “Lettera” aveva già raggiunto diecimila bambini in punto di morte.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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