Lasciami, non trattenermi

nella tua memoria

era scritto nel testamento

ed era un golfo

di beatitudine nel nulla

                  o un paradiso

di luce e vita aperta

senza croce di esistenza

che sorgeva dalle carte

ammuffite nello scrigno.

E lei non ne fu offesa,

le nascevano, né sentì prima rimorso

e poi letizia, impensate latitudini

nelle profondità del desiderio,

ecco, la trascinava

una celestiale oltremisura

fuori di quella ministoria, oh grazia.

Si scioglievano

l’uno dall’altro i due

e ogni altro compresente,

si perdevano sì,

                          però si ritrovavano

perduti nell’infinito della perdita –

era quello il sogno umano

della pura assolutezza.

 

Mario Luzi

(20 ottobre 1914 – 28 febbraio 2005)

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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