Si può morire in differenti modi. Ogni morte ha un suo lutto, i suoi perché, con differenti ripercussioni su chi rimane. Tuttavia esiste un dolore segreto e sconosciuto agli occhi del mondo, racchiuso in una parola “sussurrata”,  difficile da pronunciare. È la morte volontaria, la quale provoca un dolore e una condizione di sofferenza emotiva particolarmente difficile da affrontare nella vita di chi resta. Questa ferita silenziosa diviene un segno di realtà inascoltata, e come denuncia l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) spesso ignorata per la riprovazione sociale che la circonda.

Il lutto per suicidio presenta implicazioni particolari, psicologiche ed emotive poiché la perdita è vissuta come scioccante, inaccettabile e spesso disonorevole. Oltre all’intenso dolore per la morte, affiorano esperienze difficili come la negazione, la vergogna, il pregiudizio e lo stigma che per secoli ha accompagnato i familiari di coloro che si sono sottratti alla vita.

Il Centro per la Mindfulness Motus Mundi di Padova ha sentito necessario infrangere il silenzio nutrito da tali pregiudizi, diffusi e ancorati nell’indifferenza e nell’evitamento, prestando una specifica attenzione alla sofferenza dei familiari rimasti soli ed isolati, promuovendo sensibilità e consapevolezza attraverso programmi di prevenzione.

Come dolenti, abbiamo la necessità di imparare a stare con il nostro lutto – dice Franco Cucchio (Presidente dell’associazione Motus Mundi) – di riconoscere la natura della nostra sofferenza e connetterci intenzionalmente ad essa quando si presenta, concedendole spazio e attenzione non giudicante.

La pratica della consapevolezza invita a “rivolgerci verso” qualunque cosa si presenti alla nostra esperienza, a notare sensazioni e momenti dolorosi senza esserne travolti. Questo “rivolgerci verso” ci esorta a compiere un passo indietro, non tanto a modificare l’esperienza dolorosa, bensì a relazionarsi con essa, contrariamente alle abitudini orientate alla fuga e alla negazione. Solo in tal modo è possibile osservare e lasciar andare i giudizi nel momento in cui emergono, ponendo chi soffre nella dimensione dell’accettazione e dell’apertura all’evidenza della realtà.

L’esperienza trasformativa profonda e significativa della mindfulness, può ricondurre a stabilire quel contatto con l’innata vitalità, la pietra preziosa racchiusa in ciascuno, per riconoscere la vita come spazio di consapevolezza.

 Il Corso, dal titolo Oltre il suicidio. La via della consapevolezza di chi rimane, si terrà a Padova nelle seguenti date: 20 febbraio, 5 e 19 marzo, dalle ore 16.00 alle ore18.00.

 Per ulteriori informazioni e iscrizioni: www.motusmundi.it

info@motusmundi.it

L’immagine in evidenza è di Oleg Oprisco

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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