C’era una volta una donna così vecchia che si diceva fosse la nonna del primo uomo apparso sulla Terra. Eppure era così vispa che spolverava e lavava e cuciva, proprio come una sposina.

A morire non ci pensava affatto, e diceva: “La Morte si è dimenticata di me, oppure ha deciso di lasciarmi in pace”.

Un bel giorno, invece, la Morte pensò che era arrivata l’ora di andarla a prendere, e bussò alla sua porta. La vecchia andò ad aprire con le mani insaponate e, senza scomporsi, disse che stava facendo il bucato e che prima di morire doveva assolutamente sciacquare, asciugare e stirare le sue lenzuola.

“Va bene, tornerò domani mattina” disse la Morte, che in fondo era gentile, e sulla porta scrisse “Domani” con un pezzo di gesso.

Il giorno dopo, puntuale, bussò di nuovo. La vecchia aprì, tutta sorridente, e disse: “Devi esserti sbagliata, signora Morte: sei stata tu a scrivere ‘Domani’ sulla mia porta, si o no? E allora verrò con te domani, e non oggi”.

La morte si grattò la testa, guardò e riguardò la scritta sulla porta e alla fine disse: “Credo che tu abbia ragione. Va bene, ci vediamo domani”.

Ma quando tornò la vecchia le fece lo stesso discorso, e il giochetto andò avanti per un pezzo, finché la Morte si spazientì, cancellò la parola sulla porta e disse:

“Questa è l’ultima volta! Domani tornerò e ti porterò via, qualunque cosa tu dica o faccia”.

La vecchia  passò tutta la notte sveglia, a pensare come avrebbe potuto scamparla ancora, ma l’unica cosa che le venne in mente fu di nascondersi nel barilotto del miele. Così quando la Morte bussò, si tuffò nel barile, lasciando fuori soltanto il naso. Ma poi pensò che la Morte poteva sollevare il coperchio per assaggiare il miele, e si nascose in un cesto di piume.

“No, mi troverà anche qui”. Si infilò nel sacco della farina e subito ne uscì, in cerca di un nascondiglio migliore.

La Morte intanto, era entrata in casa e già allungava la mano per afferrare la vecchia e cacciarla nel suo sacco. Ma invece della donna che era venuta a prendere vide una orribile creatura piumata e bianca, gocciolante e viscida, che non era né bestia né uomo.

Con un grido di terrore, infilò la porta e non tornò mai più a cercare la vecchia, che deve essere viva ancora oggi.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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