Karine PesqueraKarine Pesquera ha trovato straordinario poter permettere ai familiari annientati dal decesso, spesso brutale, dell’essere amato di rivederlo un’ultima volta liberato da tutti i segni sfiguranti. L’ultima immagine, quella di un defunto sereno, dovrebbe sovrapporsi a quella traumatizzante di un decesso avvenuto in circostanze particolari. Ne è convinta Karine, francese di origine, impegnata in Italia nell’estetica del servizio funebre.

 1 • Quando hai cominciato ad interessarti di ricostruzione e tanatoprassi?

Ho cominciato ad occuparmene circa quindici anni fa, dopo aver completato – in Francia – la Scuola di formazione per la pratica professionale della funeraria. Mi sono specializzata nel 2000 e, dopo avere lavorato con alcuni colleghi, ho creato la mia impresa di tanatoprassi.

2 • Karine tu sei anche infermiere professionale…

Ho lavorato come infermiere professionale per dodici anni; in seguito, per motivi personali (ho attraversato tre lutti traumatici), mi sono interessata alla morte in generale e successivamente alla cura dei defunti, dunque alla tanatoprassi.

3 • Come ti sei interessata alla materia?

Subito dopo il diploma; ho iniziato a frequentare corsi di scultura in terracotta, per imparare la nozione di volume, ai quali sono seguiti corsi di cosmetici, parrucchiere ed ho proseguito con un corso di ricostruzione tenuto da alcuni chirurghi estetici presso l’Università di Medicina di Nizza.

4 • L’essere umano è incapace di considerare i resti umani come semplici resti biologici. L’umanità resta iscritta nel corpo morto che viene avvolto da un’aurea di sacralità. Quando si sviluppa in Europa la tanatoprassi?

L’inizio dell’umanità è concomitante alla cura della salma da parte dei sopravvissuti, di cui abbiamo testimonianze già dalla preistoria. Sono i francesi che hanno scoperto l’imbalsamazione moderna con i lavori di Jean-Nicolas Gannal (1791-1852), il quale ha brevettato un primo processo di imbalsamazione mediante una iniezione nel sistema vascolare, anche se il precursore della tecnica  è stato l’italiano Tranchina il quale nel 1832, iniettò per primo una soluzione conservativa nel corpo di un defunto. In seguito il primo tanatoprattore francese, Jacques Marette – diplomato in Inghilterra – sviluppò la tanatoprassi moderna dagli anni ’60.

5  • Come definiresti la tanatoprassi?

Definirei la tanatoprassi come una tecnica d’imbalsamazione moderna perché si parla d’introdurre nella salma alcune sostanze conservative  volte a conservarla. L’obiettivo della tanatoestetica è lo stesso, ma si utilizzano tecniche superficiale per eseguirla.

6 • Quando è utile il trattamento di tanatoprassi?

Il trattamento di tanatoprassi è utile per conservare il corpo del defunto nel miglior modo possibile, a livello igienico ed estetico, fino al funerale. Il servizio è indispensabile quando la semplice tanatoestetica non basta a rendere la salma presentabile o quando i tempi d’esposizione del corpo del defunto sono lunghi, per facilitarne il trasporto o poter ottimizzare il lavoro di ricostruzione.

 7 • In Italia più che di tanatoprassi si parla di tanatoestetica, permettendo di migliorare l’aspetto del defunto, al fine di renderlo presentabile prima della chiusura del feretro…

Infatti in Italia, per legge, non possiamo praticare la tanatoprassi e siamo nell’obbligo di arrangiarci con le sole tecniche di tanatoestetica. Devo dire che tale veto non facilita la cura della salma perchè è molto più difficile raggiungere gli obiettivi.

8 • Poichè il tanatoprattore non è a diretto contatto con i familiari del defunto (in particolare se il suo intervento si svolge presso una casa funeraria o in una camera mortuaria) come informa la famiglia del lavoro di ricostruzione che si svolgerà sul corpo del defunto ?

Quando si deve fare un trattamento di ricostruzione, la famiglia deve essere informata, prima d’iniziare il lavoro (per legge si deve ottenere il consento) o attraverso l’impresa di onoranze o mediante il tanatoprattore stesso (se possibile si incontrano personalmente i familiari del defunto).

 9 • Vi sono molti di corsi di formazione professionale a riguardo. Chi si iscrive alle tue lezioni?

Ho tante richieste di corsi da parte di operatori funerari ma anche da estetiste, truccatori e da  persone che intendono cambiare occupazione. In questo momento sto svolgendo corsi presso alcune imprese di onoranze funebri (prossimamente anche in Svizzera). Certamente non è facile organizzare questo tipo di corsi, perché la parte pratica necessita di spazi adeguati e permessi relativi.

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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