È raro, ma d’altra parte necessario, individuare nell’ambito della organizzazione e fornitura dei servizi funebri e cimiteriali una ricerca di carattere formativo per rendere sempre più professionale questa tipologia di servizi che va ben oltre la semplice attività di prestazione d’opera, ma che può essere definita a tutti gli effetti come una “professione d’aiuto”.

Per la particolare natura del settore, il ruolo svolto dagli operatori richiede accurata e particolare preparazione, supportata da una conoscenza approfondita degli aspetti, non solo tecnici, ma anche, e non meno importanti, sociali, psicologici, normativi. Qualunque sia la funzione e l’importanza delle risorse impiegate è indispensabile una interdisciplinarietà conoscitiva per evitare che questo tipo di professionalità esponga gli operatori a rischi di natura psicosociale che possono incidere – direttamente e/o indirettamente – sia sulla salute fisica che psichica, in particolare modo attraverso esperienze di stress.

Un operatore formato costituisce una risorsa preziosa e fondamentale per la realtà lavorativa; mentre la sua implicita valorizzazione diviene basilare supporto per l’ottimizzazione dell’assetto organizzativo e punto di riferimento e di relazione per le famiglie.

Le recenti innovazioni in materia funeraria e la richiesta di nuove competenze per far fronte alle trasformazioni socio-culturali in atto mettono in evidenza la  necessità di rinnovamento e di aggiornamento continuo, con l’esigenza del carattere continuo della Formazione.

Del resto in tutti i settori professionali, il lavoratore dovrebbe avere l’opportunità di partecipare ai processi di cambiamento, superando il costante ostacolo della “resistenza al cambiamento” e migliorando conseguentemente competenze e motivazione. L’efficacia dell’intervento formativo è garantita se previamente  preceduta da una “analisi sul campo”, valutazione concretamente effettuata sul luogo di lavoro per ridefinire in termini più circoscritti gli obiettivi che l’azienda si è posta, analizzando quali sono le conoscenze effettivamente acquisite dai formati ed elaborando criteri per sondare il clima psicologico dei partecipanti.

La verifica dell’analisi dei bisogni è comunque indispensabile per avere lo stato di fatto della situazione da rapportare con il processo formativo che dovrà necessariamente proseguire dopo la realizzazione dell’intervento.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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