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Salone del Lutto logo 01Essere e non essere1 • Serena e Silvia, due persone, due ruoli importanti e un progetto. Vi prego di presentarvi ai lettori de Il Rumore del Lutto.

I lettori de Il Rumore del Lutto non ci conoscono ancora sotto questa veste, ma il nostro pubblico sì. Hanno imparato a chiamarci le due Signore, ma anche le due zie. Sanno di noi che amiamo i gatti, l’epoca vittoriana, i cimiteri, e che abbiamo una bella ironia. Siamo amiche. Ci confidiamo. Condividiamo tante ma non tutte le idee. A parte questo, entrambe facciamo anche altro nella vita… Serena è museologa e si occupa di didattica e di progettazione culturale in ambito di Musei Residenza del Piemonte. Silvia invece è giornalista e per Slow Food si occupa di comunicazione internazionale.

2 • Come è nata l’idea del Salone del lutto? C’è un aneddoto particolare legato a questo?

L’idea era in gestazione dal 2010. Nel maggio di quell’anno una missione militare in Afghanistan si concluse tragicamente. Al Salone del Libro lo speaker di turno inizia la sua presentazione ma, con la morte nella testa, sbaglia. «Siamo qui, al Salone del Lutto…». Poi si corregge, ma l’appunto è preso. E l’immagine che si delinea in mente è potente. Interi padiglioni dedicati a un’esposizione commerciale del mondo funebre: bare, urne, carri e corone… E, soprattutto, un contorno culturale di tutto rispetto: dalla fotografia alla musica, dall’illustrazione alla letteratura, dalla moda alla gastronomia (sì, anche quella), dalla filosofia alla religione. Il lutto e la morte sono un mondo di idee pressoché inesauribile, che si presta a molteplici chiavi di lettura e registri narrativi.

3• La vostra pagina Facebook è molto seguita. Secondo voi cosa spinge i vostri likers a seguirvi?

Sì, abbiamo un seguito “importante”. Tanti nuovi like ogni giorno, condivisioni di quel che postiamo e commenti a palate. Secondo noi è perché la formula ironia più compostezza funziona. Parliamo di morte, quotidianamente, più volte al giorno, ma lo facciamo combinando diversi registri. Dalle cose più lievi e ironiche, appunto, senza scadere nel sarcastico, ai contenuti più seri. Ci piace raccontare storie che oltre che di morte parlino anche d’altro – d’amore, ad esempio – ci piace spaziare, come se quella pagina fosse già un po’, virtualmente, ciò che il Salone vorrà essere realmente. E, poi, diamo spazio a chi ci segue. Ogni giorno riceviamo frasi, foto, link, suggerimenti e non di rado li postiamo poi sulla pagina, a cui stanno idealmente contribuendo molte più che due persone soltanto.

4• Come avete conosciuto Il Rumore del Lutto?

Crediamo sia una delle prime realtà luttuose di cui siamo venute a conoscenza, nel 2012, quando abbiamo inaugurato la nostra pagina. Quando si inizia a lavorare su un tema, secondo noi, è abbastanza logico e normale guardarsi intorno per capire chi altri lo stia affrontando e in che modo. Poi, digitando “lutto” su Google siete fra i primi risultati. Era normale cercare di approfondire.

5 • Quest’anno Salone del Lutto incontrerà Il Rumore del Lutto. Il piacere sarà tutto cimiteriale visto che curerete un evento presso la magnifica Galleria Sud del Monumentale di Parma…

Il piacere sarà tutto cimiteriale e in gran parte nostro, oltre che di chi verrà all’evento. In questi anni di Salone e di blog, i cimiteri abbiamo davvero provato a proporli come luoghi in cui si può passeggiare, andare insieme a un amico o a un’amica e chiacchierarci insieme, apprezzare un certo tipo di bellezza che per molti risulta ancora incomprensibile. Un’immagine cimiteriale che ci viene in mente è la copertina, struggente e bellissima realizzata dai Joy Division per Love Will Tear Us Apart. Ecco, i cimiteri per noi sono anche questo. E siamo felici che quello di Parma diventi teatro di un nostro evento.

6 • Cosa dobbiamo aspettarci sabato pomeriggio 31 ottobre?

Aspettatevi un pomeriggio di chiacchiere amene sul non-essere, ossia sull’Aldilà attraverso una serie di suggestioni pittoriche e letterarie. Ma è importante dire una cosa… Anche noi ci aspettiamo una cosa da voi, dal pubblico. Venite vestiti di nero, indossate pizzi e merletti e giacche strette e pantaloni eleganti. I nostri eventi, spesso, li fa anche chi vi partecipa.

7 • Qual è il sogno che vorreste realizzare subito?

Subito subito ci piacerebbe condividere un viaggio luttuoso, come due vere signore. Guarda caso, subito dopo Il Rumore del Lutto a Parma ci sono i festeggiamenti per il Día de Muertos in Messico… Ecco, una vacanza luttuosa farebbe proprio al caso nostro.

8 • Che cosa si aspettano due signore luttuose da Salone del lutto?

Più o meno quel che sta già accadendo ora: uno spazio di condivisione e confronto, ma forse più in grande. Quello di fare un vero Salone del Lutto, non più soltanto virtuale è un sogno duro a morire.

9 • C’è un luogo o uno spazio che amate particolarmente?

Staglieno è fra i posti che amiamo entrambe di più, se ci riferiamo a un contesto luttuoso, appunto. Ma poi anche la nostra quasi città, Torino, sa regalarci emozioni bellissime, ricche, un po’ crepuscolari. Non abbiamo mai esplorato bene Venezia, insieme… Anche lì siamo sicure che potremmo trovarci d’accordo. Ah, e poi tutti i luoghi pieni di gatti. I gatti li amiamo tantissimo.

10• Perché Salone del Lutto?

Per riportare la morte – o il «grande rimosso», per dirla alla Bauman – nel discorso comune. Perché parlare di morte rende il concetto più familiare, più vicino, contribuisce a investirlo di meno tragicità e freddezza. Perché fare finta di niente è inutile. E anche rimandare il pensiero. E perché parlare di morte, averla presente, ci fa vivere la vita con maggiore intensità. O almeno, noi ne siamo convinte.

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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