Vivi in modo che, quando giungerà la chiamata che ti farà unire

all’interminabile carovana che si dirige verso quel regno misterioso,

in cui ognuno occuperà la sua camera nel palazzo silente della morte,

tu non arrivi come uno schiavo delle miniere, nella notte,

tormentato in questa prigione sotterranea;

ma, sostenuto e placato da una fede incrollabile,

avvicinati alla tua tomba come colui che avvolge le coperte del letto intorno al suo corpo,

e si discende in attesa di piacevoli sogni.

 

William Cullen Bryant

(3 novembre 1794 – 12 giugno 1878)

 

L’immagine in evidenza è di Anka Zhuravleva

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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