Si potrebbe cominciare partendo con lo svelare il significato di un nome così particolare per una band. Il Pianto di Azzurra rappresenta una spia della visione del mondo e della musica che il gruppo vuole proporre al pubblico. Il pianto è, infatti, un segno di attenzione primordiale, il primo modo comunicativo a disposizione del neonato quando ancora non sa parlare; Azzurra, invece, è un riferimento alla vicenda di Azzurrina Malatesta, che li ha fortemente ispirati. Il Pianto di Azzurra è dunque un bisogno impellente, un richiamo universale alla purezza perduta che è necessario risvegliare in tempi talvolta drammatici come quelli odierni. Si fonda su tali poche e profonde parole il progetto di Matteo Papini (voce e cori) e Pier Bernardi (basso), una band che trova la sua definizione grazie agli altri musicisti connessi: Demis Castellari (batteria), Mattia Rubizzi (tastiere-sintetizzatori), Alessandro Fontana (chitarra). Sul palco del Teatro Europa, Il Pianto di Azzurra ha proposto la propria visione del mondo e lo ha fatto attraverso il disco uscito recentemente: “Esaltanoica”.

La fotografia è di Mary Corradi

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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