…Perché io sento

che Lassù nel Cielo

l’un l’altro bisbigliano gli Angeli,

tra le loro ardenti parole d’amore,

non possono una più sacra 
di “Madre” trovarne.

Edgar Allan Poe

 

La storia locale, soprattutto se limitata ad un piccolo territorio, può essere ripercorsa per certi periodi anche attraverso le vicende che investono la vita del cimitero, luogo di memorie care a ciascuno e bisogno primario della comunità, visto che la sua funzione è soprattutto quella di ospitarne gli abitanti dopo un periodo più o meno breve trascorso nell’agglomerato urbano.

Sappiamo che dalla seconda metà del XVIII secolo prese l’avvio il processo di riordino degli spazi cimiteriali urbani, quando l’Europa, rinnovata nello spirito e nella spinta demografica, iniziò una inarrestabile trasformazione urbana e le grandi città cominciarono a connotarsi in chiave moderna.

Così, lungo tutto il XIX secolo, le maggiori città e i piccoli paesi, quasi senza eccezioni, costruirono i propri cimiteri.

Anche a Cavriago, lungo il Rio e non lontano da Reggio Emilia, si inaugurò un piccolo luogo di silenzio: il prezioso Cimitero Napoleonico.

Di fatto, a partire dalle innovazioni introdotte da Napoleone ed imposte nel Regno Italico con Decreto del 5 settembre 1806, l’articolo 76 prevedeva la realizzazione, entro un biennio, dei cimiteri per quei comuni che ne fossero ancora sprovvisti. Pertanto, nell’aprile 1807, il Ministero dell’Interno sollecitò l’operato del Prefetto del Dipartimento del Crostolo perché informasse le autorità superiori su quanto stava accadendo in merito.

Grazie a questa spinta la Prefettura si mise in azione e nonostante gli ostacoli di natura economica si realizzò, a partire dal settembre 1808, un primo intervento da parte dell’Amministrazione locale di Cavriago, quando il Sindaco Magnani, in risposta alle richieste del Prefetto precisò: “Mancando questo comune di Cavriago di fondo atto a formarsi il cimitero è la medesima per acquistarlo in luogo ove commodamente potranno trasportarsi e seppellirsi (sic) i cadaveri dell’una e dell’altra Parrocchiale di Cavriago stessa. Il fondo accordato da comprarsi è situato sotto la Parrocchiale S. Nicolà, diocesi di Parma, limitrofo però, ed a perfetto confine, della Parrocchiale di S. Terenziano, diocesi di Reggio, di modo che non intermedia fra l’una e l’altra che un piccolo torrentello detto il Rio”.

Il progetto della Municipalità era chiaro. Si trattava di predisporre un unico Cimitero per le due parrocchie, allo scopo di limitare i costi. Tuttavia al problema economico si aggiungevano gli impedimenti burocratico-amministrativi della contemporanea presenza sul territorio di due circoscrizioni ecclesiastiche, non solo limitrofe, ma appartenenti a due differenti diocesi e con un passato fatto di rapporti non sempre coerenti e costruttivi.

Ovviamente le complicazioni proseguirono fino al 1810 quando, finalmente, la funzionalità del Cimitero Napoleonico entrò in piena attività. Da quel momento nessuno avrebbe potuto essere sepolto al di fuori delle sue mura e, nonostante le differenti tendenze del governo estense, nel periodo 1815-1850 il Cimitero servì egregiamente allo scopo per il quale fu costruito.

In ogni caso, l’intenso impiego del Cimitero portò, verso il 1851, a considerare il progetto di ampliamento che si realizzò nel 1852, consegnando il luogo allo spazio odierno. Tuttavia il Cimitero Napoleonico rimase in funzione fino alla costruzione del nuovo camposanto, poco distante.

Oggi l’inestimabile monumento si presenta come un luogo ricco di cultura nel quale si fondono e si confondono le vicende storiche, urbanistiche, artistiche, militari di un mondo misterioso e affascinante nel quale trovano riposo centinaia di cavriaghesi, una umanità spesso povera e sofferente, falcidiata dalla malnutrizione o da gravi epidemie, come il colera del 1855. Testimonianze e tracce della storia locale, ma anche della storia italiana, come la lapide dedicata ai pionieri del movimento socialista cavriaghese, le tombe di tre soldati forestieri morti nell’ospedale militare, improvvisato all’asilo comunale durante la Grande Guerra.

Inoltre la notevole raccolta di opere di artigianato e di arte funeraria in marmo, ferro battuto e ghisa raccontano la straordinaria antologia delle varie correnti artistiche di quegli anni.

Nel 2007 questo “archivio a cielo aperto” è stato inserito in un Progetto di recupero e valorizzazione dal titolo “Cantiere della memoria”.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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