Al di là dell’ Oceano, il vento ha un profumo differente. Quel vento che non si può dimenticare attraversa la East Coast dove si trova Washington DC, capitale degli Stati Uniti. La sensazione che si respira è quella di trovarsi al centro del mondo. Alle soglie del Memorial Day, festività di maggio che gli americani fanno coincidere con l’ultimo lunedì del mese, ci si imbatte in una folla incredibile di cittadini, che si recano al Cimitero Nazionale di Arlington, nei pressi della capitale. Quasi un pellegrinaggio. In qualche modo come un fedele visita il Vaticano almeno una volta nella vita, il cittadino americano, giunto nella capitale, visita Arlington.

La storia turbolenta dell’America è simboleggiata proprio da questo cimitero, nel quale, di norma, possono essere seppelliti solo i veterani delle forze armate e i presidenti.

Nella settimana del Memorial Day gli americani giungono ad Arlington da differenti luoghi, come per commemorare la patria. Non si tratta di lutto. Il Memorial Day non evoca nulla di triste, bensì ricordo e rimembranza. Il Milite Ignoto rappresenta tutti i caduti della guerra e come un’icona sovrasta tutta la collina.

Il milite ignoto della guerra del Vietnam fu designato il 17 maggio 1984 con una cerimonia a Pearl Harbor;  in seguito fu trasportato in California e poi al Campidoglio, dove giunse il 25 maggio, per essere sepolto con una cerimonia solenne officiata da Ronald  Reagan, il quale lo decorò con la medaglia d’onore.

La tomba del milite ignoto è vigilata ogni ora del giorno e della notte, per tutto l’anno. Di norma i cittadini americani non perdono il “cambio della guardia” e nel silenzio ricordano gli eroi caduti nel nome della pace, della libertà e della democrazia.

Sorgendo su una collina (ad ovest dell’Arlington Memorial Bridge), il cimitero di Arlington offre al visitatore un tuffo nel nazionalismo americano. In molti, infatti terminano la visita al cimitero con un saluto alla tomba di John Fitzgerald Kennedy, al cui lato una fiamma arde continuamente. Questo luogo di memoria, come una veranda, si affaccia sulla distesa verde della Mall. E’ un panorama sui simboli d’America che come una linea retta pare unire il Capitol U.S. alla Casa Bianca, il Washington Monument al Lincoln Memorial. Oltre la fiamma, più vicino all’osservatore si leggono le parole incise sulla pietra: “Ci vogliono l’energia, la fede e la devozione per raggiungere l’obiettivo che illuminerà il nostro paese e coloro che lo servono, affinché lo scintillio di questo fuoco possa illuminare il mondo”.

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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