Il gruppo non è per tutti…
Cristina ha un suo salvagente;

Luca ha una famiglia con cui parlare.
Io ho il gruppo.

Laura

 

Il lutto caratterizza costantemente e inderogabilmente l’esistenza umana. Il termine deriva dal latino lugere, “il cuore che piange” e  rappresenta quel processo di elaborazione del dolore e delle reazioni che accompagnano la perdita di una persona cara.

La società contemporanea ha elaborato modalità diverse atte a contrastare le implicazioni conseguenti al lutto, in particolare per dare sostegno alle persone colpite da una scomparsa.

Ognuno è in grado di offrire il supporto umano, morale e spirituale  per alleviare il dolore e la sofferenza, attraverso la vicinanza o tendendo la mano a chi soffre anche solo per un istante, ma vi sono lutti che per l’intrinseca gravità o complessità di connessioni richiedono la presenza di persone con una competenza professionale, come lo psicoterapeuta o il counsellor, o la necessità di un supporto farmacologico.

Una modalità specifica di intervento è data dai gruppi di Auto Mutuo Aiuto, la cui fondamentale risorsa comunitaria è indirizzata a promuovere la condivisione delle esperienze vissute, a determinare la capacità dei partecipanti a reagire ed a reimmergersi nella vita.

Per la natura spontanea della maggior parte di questi gruppi di auto-mutuo aiuto e per la diversità di composizione, si focalizzano esperienze e metodologie di intervento molto diverse, che li rende mutevoli e di difficile classificazione.

L’Organizzazione Mondiale della Salute ha definito il mutuo aiuto come un insieme di “tutte le misure adottate da non professionisti per promuovere o recuperare la salute di una determinata comunità”.

Le finalità del mutuo aiuto possono coincidere con quattro aspetti fondamentali della risorsa comunitaria di condivisione delle esperienze e delle testimonianze. Il primo coincide con il supporto o l’aiuto emotivo. L’afflizione, il dolore o la perdita portano in superficie molti stati d’animo, come ad esempio la tristezza, il senso di solitudine, l’amarezza, i sensi di colpa, i momenti di rancore o di paura. Nel gruppo di mutuo aiuto questi sentimenti, che si accumulano nella mente e nel cuore delle persone, sono resi accessibili in uno spazio dove vengono accettati e permessi: si può piangere e si può imprecare, si raccontano gli errori e si ricordano le attenzioni mancate o negate, “dando sfogo” alle emozioni.

Il secondo identifica il gruppo di mutuo come una sorta di supporto sociale in un contesto di relazioni e di solidarietà condivisa. Le persone non sono più sole; sono invitate ad aprirsi verso le esperienze dolorose vissute anche dagli altri e rappresentate con espressioni e modalità diverse.

Il terzo aspetto caratterizza il gruppo come uno spazio informativo di formazione. Dalla presenza e dall’esperienza comunitaria le persone ricevono costantemente dei segnali, delle intuizioni, che apportano gli aiuti più consoni a vivere diversamente l’esperienza luttuosa. Il gruppo di mutuo aiuto diviene “scuola del dolore”, sorta di università della vita, dove il dolore si trasforma, diventa formativo e dove gli uni apprendono dagli altri, divenendo via via sempre più elemento dispensatore di confronti, di soluzioni, di sollievo per gestire la  solitudine, trascorrere il tempo libero ed affrontare le difficoltà.

Il gruppo sviluppa la capacità e l’abilità dei componenti partecipanti a far fronte alle difficoltà conseguenti all’esperienza della perdita, apprendendo all’interno di questa esperienza d’insieme i benefici per “ritornare alla vita”.

Il quarto aspetto è basato sulle peculiarità del rapporto che si instaura con gli altri, di aiuto a promuovere la fiducia personale ed a riprendere il controllo sulla propria esistenza, più consapevoli dei propri bisogni e stati d’animo.

Il lavoro di gruppo rappresenta il recupero di una ritualità di condivisione e di elaborazione comunitaria del lutto, costituisce una sorta di “rito di passaggio” che accompagna i partecipanti da una fase della vita ad un’altra.

L’aspetto della condivisione e del contenimento è rappresentato dall’immagine del cerchio che le persone formano durante gli incontri e che raffigura il senso di appartenenza ad una comunità.

Maria Angela Gelati

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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