Essere morta: questo

il mio desiderio più vero.

Mi lasciava

e mi diceva tra le lacrime:

“che dolore soffriamo, Saffo:

credimi, contro la mia volontà

mi strappano a te”.

Io le rispondevo:

“va senza rimorso,

ma non smarrire il ricordo di me.

Tu sai come eri nel mio cuore.

Io voglio che duri la memoria

-il tempo ti farà dimenticare? -

delle amorose dolcezze

che conoscemmo:

le infinite corone

di rose e viole e colchici

che ti mettevi sui capelli,

a me vicina,

e la luminosa bellezza

dei serti fioriti

sulla pelle delicata

del tuo collo,

e la lucida essenza rapita

al profumo dei fiori

per inondare tutto il tuo corpo,

e il desiderio finalmente placare

nell’abbandono del letto.

 

 

Saffo

(630 a.C. – 570 a.C.)

 

 

 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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