Gli esserini rappresentano diversi aspetti dell’animo umano, le sue paure e le sue vittorie, mettono a nudo la nostra più grande paura, per poterla sconfiggere, per poter ridere di lei.

Gli esserini sono contro la schiavitù, la schiavitù in tutte le forme. Sono contro la paura. Sono come noi umani, un po’ imperfetti, con un cuore, un’anima, una storia.

Sono passati quattordici anni dal giorno in cui gli esserini hanno fatto il loro ingresso ufficiale nel nostro mondo, e nonostante la loro creatrice-artista Simona Costanzo abbia chiuso con loro da diverso tempo, continuano a ritornare. Forse deve fare ancora qualcosa per loro? Li ha portati in Giappone, sono all’interno del Musée des Art Décoratifs di Parigi, sono all’interno dell’Italian Design Triennale di Milano.

In questo evento particolare, ospiti di un_type co-creative gallery, Simona Costanzo ha deciso di mettere in mostra i primi esserini che sono stati creati, i progenitori degli esserini che sono stati messi in commercio, quelli cuciti in casa con i maglioni vecchi, le pantacalze rotte e l’imbottitura fatta con la lana vecchia. Durante l’evento l’artista ha raccontato le origini di tutto il progetto, da dove è nato il loro mondo, la loro storia. In poche parole, le origini.

Le fotografie sono di Mary Corradi

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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