Maria Angela CavalliMaria Angela Cavalli è fondatrice della neonata Associazione culturale STAY il cui obiettivo è promuovere il benessere, la partecipazione e la creatività dei giovani. Tra gli impegni la riduzione delle condotte autolesive e del suicidio. Infatti, il termine “stay” coincide con il proposito di fermarsi per riflettere e ritrovare il contatto con le proprie emozioni, i propri pensieri, i propri sogni.  STAY vuole essere un invito a rimanere qui, con noi, limitando in qualche modo il potere della morte.

1 • Un libro ci ha messe in contatto: Una canzone per Castor. Pagine di voci che sembrano, allo stesso tempo, chiudere e aprire il cuore.  Il potere della parola scritta può salvare?

Parola e scrittura hanno agito nella mia esperienza personale come potenti medicine, ma non solo. Mio figlio era un ragazzo bello e fiero, pieno di sogni e di interessi, eppure ha stretto un patto con la morte, lasciando a noi (la sua famiglia, la fidanzata, gli amici) il duro compito di ritrovare un senso e di imparare a vivere senza di lui. Le pagine di Una canzone per Castor nascono da un lungo dialogo via e-mail con Will, uno degli amici di mio figlio. Sono parole fuori dagli schemi, sincere e solidali, dense e pazienti perfino nella rabbia. Le abbiamo ascoltate salire, bussare entrare… ci hanno aiutato a rinegoziare significati ed emozioni, in un percorso di restituzione e di testimonianza in cui l’assente ritorna presenza. Per essere di nuovo in tre.

2 • Da quali presupposti è nata l’idea di fondare l’associazione Stay, di cui sei anche presidente?

L’associazione è nata sulla scia di alcune iniziative precedenti, allo scopo di poter operare con più incisività. L’idea di fondo è che la prevenzione non sia una responsabilità dei soli esperti ma riguardi ciascuno. Il nostro logo ci identifica con il progetto pilota STAY, di cui parli all’inizio. La lettera Y della parola “STAY” contiene il bivio di una scelta. Ma Y è anche l’UNO che diventa DUE: la possibilità di uscire dalla solitudine. Quindi STAY diventa una promessa: io sto con te. Mi importa di te. L’albero infine è un simbolo di vita. E rappresenta la capacità di elevarsi verso il cielo rimanendo ben radicati sulla terra.

3 • Quali sono i vostri obiettivi?

Ci proponiamo di agire contemporaneamente su due versanti: la valorizzazione della creatività giovanile attraverso le sue varie forme di espressione e la promozione del benessere, favorendo il potenziamento delle risorse personali e dei fattori di resilienza atti a superare le situazioni di crisi.

4 • Il tema del suicidio è tra i più scomodi da affrontare. Tuttavia è necessario confrontarsi con questa realtà e imparare a parlarne. Va in questa direzione la scelta di rivolgere le vostre iniziative ad adolescenti e giovani adulti?

Credo che in questo campo sia necessaria una sorta di rivoluzione culturale. Di fronte al tema della morte, e più in particolare della morte volontaria, gli adulti tendono a reagire con strategie di evitamento. Alcuni esperti la definiscono “congiura del silenzio”. Purtroppo il silenzio non agisce come fattore protettivo e  i dati sul suicidio giovanile ci impongono di aprire una diversa prospettiva.

5 • Nella Scuola quali azioni specifiche sono necessarie?

La scuola è un territorio esposto, fragile e complesso. Per quanto riguarda la formazione degli insegnanti, bisognerebbe pensare a percorsi specifici. Altro tema delicato ma cruciale è quello dell’identità (successo/fallimento dei compiti evolutivi) e dell’autostima. Per i ragazzi penso all’utilità di una diffusione capillare dei punti di ascolto psicologico negli istituti e alla possibile attivazione di percorsi  laboratoriali.

6 • Circa venti ragazzi su cento dichiarano che nel corso dell’ultimo anno hanno frequentato il “regno della morte” con fantasie, progetti o addirittura con comportamenti di tipo suicidario, passati inosservati dal mondo degli adulti. Quali proposte intendete attuare, con i vostri utenti?

Chi agisce o ipotizza un gesto suicidario è portatore di un dolore difficile da condividere, che tuttavia ha bisogno di essere accolto, rispettato ed ascoltato. Come dicevamo, si tratta innanzitutto di rompere la congiura del silenzio. Le nostre proposte sono rivolte agli adolescenti e giovani adulti in situazione di crisi esistenziale, ma anche a chi ha intercettato segnali o richieste di aiuto da parte di un amico/a e infine a chi ha perso una persona cara per suicidio.

7 •  Quali sono le modalità che Stay mette a disposizione?

 Una modalità riguarda il gruppo di aiuto reciproco, chiamato STAY, nel quale l’ascolto, la condivisione e il rispecchiamento nel gruppo dei pari favoriscono l’espressione di vissuti e sentimenti in una situazione accogliente e non giudicante, in cui si possono riscoprire capacità e risorse personali. L’altro modo è costituito da una serie di incontri che abbiamo chiamato “Fai 4 passi con me”. Si tratta di conversazioni individuali in forma di cammino. Chi fosse interessato è invitato a contattarci tramite il nostro indirizzo e-mail: stay.associazione@gmail.com

 8 •  Dove un sopravvissuto alla morte per suicidio di un proprio caro trova supporto a livello territoriale?

I gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono ormai una realtà diffusa su tutto il territorio nazionale. Anche a Parma sono presenti gruppi di sostegno al lutto, per esempio presso l’Hospice della clinica Piccole Figlie e presso la Cappella dell’Ospedale maggiore. Ma non esistono in città gruppi specifici dedicati ai survivors. La nostra associazione si rende disponibile per attivare un gruppo di sostegno al lutto traumatico e da suicidio, per il quale abbiamo già ricevuto alcune richieste.

9 • Quali sono i progetti futuri di Stay? 

STAY punta ad inserirsi  in una rete territoriale mirata alla prevenzione e alla promozione del benessere psichico. Ci proponiamo di compiere un’azione di ascolto e di raccordo, in modo da rappresentare una sorta di interfaccia amichevole per chi si trova ad affrontare situazioni di crisi esistenziale, in particolare nella fascia di età giovanile. L’organizzazione dei gruppi di ascolto e aiuto reciproco è una delle nostre priorità. Abbiamo poi in programma alcuni eventi espositivi, con il contributo di giovani artisti locali.

Il primo appuntamento sarà presso  On/Off, il 5 aprile, con il festival HE WAS HERE. In sinergia con il Comune di Parma e l’Azienda Ausl stiamo pensando a una serie articolata di azioni di informazione e sensibilizzazione per il 10 settembre, Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio.

Sempre in un’ottica di rete, ci onora l’invito a collaborare alla prossima edizione della Rassegna “Il Rumore del Lutto” per l’organizzazione di una giornata di studio dedicata alla Death Education.

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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