Sapevate che, negli ultimi trent’anni, sempre più persone hanno scelto la cremazione? In Italia si parla del 19% circa della popolazione ma vi sono paesi dove si giunge al 74%.

La morte di un familiare, di una persona cara costituisce un momento di dolore e di passaggio, il cui solo pensiero è così angosciante da limitare la capacità razionale di poterlo affrontare.

Se per un breve istante tuttavia, cerchiamo di lasciare da parte le emozioni che la morte porta con se e riflettiamo invece sull’impatto che essa può avere sull’ambiente, emerge il significativo dato relativo agli oltre seicentomila morti in un anno in Italia, la cui sepoltura comporta il rilascio nell’ambiente di una quantità enorme di sostanze tossico-nocive prodotte dal procedimento stesso di inumazione, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Ebbene, a Barcellona, lo studio di design Estudimoliné dei fratelli Gerard e Roger, ha ideato e realizzato un’urna interamente biodegradabile (urna bios) con l’intento di diversificare le modalità della sepoltura. L’urna, completamente biodegradabile, è pensata e realizzata per essere interrata, ma la sua parte superiore è stata appositamente progettata per accogliere il seme di un albero e farlo germogliare. In questo modo le ceneri del defunto possono trasformarsi in un fiore o in un albero che la persona stessa può scegliere di divenire. Così il naturale processo di biodegradazione ha inizio. Le radici del seme raggiungono le ceneri del caro estinto ed insieme divengono parte della terra. Il sole e la pioggia faranno poi il resto.  L’idea, alquanto affascinante, contempera la volontà di chi intende farsi cremare con il desiderio di ricongiungersi con la natura ed i suoi elementi. Ad oggi oltre seimila persone hanno acquistato l’urna biodegradabile raggiungendo oltre 20 Paesi.

In Italia l’idea è stata ripresa e sviluppata dallo studio di architettura A3 Paesaggio con il progetto Arborvitae.

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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