È dunque assolutamente necessario morire,

perché, finché siamo in vita, manchiamo di senso,

e il linguaggio della nostra vita…è intraducibile: un caos di possibilità,

una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità.

La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita:

ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi…

e li mette in successione, facendo del nostro presente,

infinito instabile e incerto, e dunque linguisticamente non descrivibile,

un passato chiaro stabile e certo, e dunque linguisticamente ben descrivibile…

Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci.

 

Pier Paolo Pasolini

(5 marzo 1922 – 2 novembre 1975)

 

L’immagine in evidenza è di Olag Oprisco

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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