Ai giorni nostri, nel campo dell’architettura, si profilano nuovi scenari per i luoghi dell’addio. Si tratta di confrontarsi con le trasformazioni comportamentali in atto, l’articolazione del corpo sociale – sempre più composito dal punto di vista culturale, religioso ed etnico -  unitamente al radicamento delle tradizioni liturgiche, alla persistenza di forme rituali consolidate, sono fattori che compongono un mosaico di fenomeni compresenti in forte divenire, anche per il più generale rapido processo di cambiamento dei costumi.

L’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Parma, in continuità con le esperienze del 2011 e del 2013, ha proposto all’interno degli spazi del Wopa Temporary, un nuovo momento di riflessione incentrato, questa volta, sul tema dei luoghi e dei modi possibili per custodire i resti dei propri cari. Tra nuove ipotesi di articolazione territoriale – magari riutilizzando un patrimonio diffuso di luoghi abbandonati -, proposte di istituzione di nuovi servizi ai dolenti, idee di ripensamento dei luoghi cimiteriali esistenti – reintrodotti a pieno titolo nella fisiologia “ordinaria” della città – si è tentato di fornire, attraverso autorevoli relatori, nuove sollecitazioni per meditare su un tema così delicato e complesso.

 La fotografia è di Mary Corradi

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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