1 • Ciascuno nella vita deve affrontare momenti difficili o problemi seri. Di fronte alla mente umana si va per tentativi e non sempre s’incontra il medico giusto. Che ne pensa?

Ogni momento cruciale dell’esistenza umana è un’opportunità per la persona di accrescere la consapevolezza di se stesso e del proprio originale senso di esistere e quindi del destino per cui è stato chiamato a vivere. Perché i momenti cruciali della vita possano esser vissuti come opportunità, e non come disgrazia o sventura, occorrono due elementi fondamentali: l’affezione alla propria esistenza riconoscendo in essa un dono che ci viene fatto ed un’educazione alla realtà che  insegni ad accoglierla amorevolmente in tutti i suoi elementi costitutivi.

 2 • Diventa allora fondamentale l’incontro….

E la relazione con  persone  che questo percorso di affezione a sé e di educazione al reale lo abbiano già fatto in modo autentico. Quanto all’aggettivo “giusto” (persona giusta, cosa giusta, scelta giusta e, perché no, medico giusto) le rispondo indirettamente con una leggenda ebraica secondo la quale Dio non ha ancora distrutto il mondo perché esso è abitato da trentasei giusti, i giusti d’Israele appunto, che operano il bene senza nemmeno preoccuparsi di farlo.

 3 • Che cosa pensa sia la mente?

Nelle lingue indoeuropee pensiero, mente e menzogna hanno una radice etimologica comune, -ma, che si trova sia nei lemmi che designano il misurare (da cui ponderare e quindi giudicare) che il plasmare (da cui madre e materia) ma anche immaginare la realtà con il rischio di darne un giudizio, un’interpretazione non corrispondente al vero e quindi di mentire. Per questo motivo l’uomo è dotato oltre che di una sapientia mentis, di una sapienza della mente, anche di una sapientia cordis, di una sapienza del cuore, che permette una conoscenza del reale non frutto di puro ragionamento astratto, teorico che rischia di portare l’uomo, specie nei momenti cruciali della propria esistenza, al relativismo più assoluto o al nichilismo. Sapientia cordis che permette di dire a Giobbe: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (42,5).

 4 • Come valuta l’area d’incontro tra il pensiero filosofico e la storia naturale dell’uomo?

Per risponderle faccio ricorso di nuovo all’aiuto dell’etimologia. La parola logos, centro di tutto il pensiero filosofico europeo, deriva dal verbo legein  che in origine designava l’azione dell’uomo di separare il grano dalla pula: da un gesto naturale, semplice e concreto nasce, per analogia, la consapevolezza umana dell’importanza  del discernimento  e quindi dell’amore per la sofia, la conoscenza appunto. Natura e cultura sono un binomio inscindibile.

5 • Oggi ci troviamo davanti ad un mondo sempre più minacciato, come se non fossimo ancora in grado di pensare con chiarezza ai rapporti tra Esseri e Ambiente. Cosa ne pensa?

Le rispondo con le parole del Papa Benedetto XVI pronunciate davanti al Parlamento tedesco nel 2011: “esiste…un’ecologia dell’uomo: Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso: Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è , e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.

6 • Nessuno sa quanto tempo ci resti, nel mondo attuale, prima che si abbatta su di noi qualche disastro…Qual è secondo lei il compito più importante oggi per pensare in maniera diversa? Qual è l’abito mentale corretto?

Anche qui le rispondo con una citazione da un mio personale maestro di vita, Don Luigi Giussani: “Se altri giungono fino al terrorismo, noi dobbiamo giungere fino a una coscienza che sopporta le estreme conseguenze della vita che il Signore ha creato. Questo è il contributo che i cristiani portano dentro il tante volte incomprensibile marasma del mondo: l’affermazione di un’inesorabile positività per cui si può sempre ricominciare nella vita”.

7 • Lei è un medico con una formazione trasversale, con una sensibilità spiccata verso gli aspetti del fine vita…

Se attualmente si considera ancora la Medicina come una disciplina umanistica, ogni Medico ha o dovrebbe avere una “formazione trasversale” a tutti i saperi umani ed una “sensibilità spiccata” verso tutti gli aspetti della vita in tutto il suo snodarsi nella storia, dall’alpha all’omega, dall’inizio alla fine.

8 • Che cos’è per lei una buona morte?

Una “buona morte”…per me una “buona morte” è la consapevolezza che ciò che ci aspetta consiste nel compimento e nel disvelamento del Mistero più grande che accompagna ogni persona, e che ogni uomo più di ogni altra cosa desidera conoscere, vale a dire  il senso della propria singola, originale esistenza di fronte a Ciò che lo ha creato. Perchè come afferma San Paolo in I Cor.12: ” Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem; nunc cognosco ex parte, tunc autem cognoscam sicut et cognitus sum ” ( Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto).

9 • Curerà – all’interno della nona edizione de Il Rumore del Lutto –  il Convegno “Esserci. La relazione d’aiuto nelle esperienze di perdita”. Che cosa dobbiamo aspettarci sabato 31 ottobre a Parma?

Che i relatori raccontino le loro esperienze, i loro vissuti personali maturati nei propri quotidiani luoghi di cura: niente di accademico, di aulico, ma piccoli preziosi cammei di autenticità di vita.

 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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