Ines Testoni bnIl Master “Death Studies & the End of Life” organizzato dall’Università degli Studi di Padova giunge nel 2013 alla sua quinta  edizione.

Abbiamo incontrato la fondatrice Ines Testoni, Professoressa associata di Psicologia sociale presso la  Facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Psicologia Generale della città veneta.

1 • Cara Ines, ritiene giusto pensare che l’iniziativa abbia contribuito ad attivare in Italia un processo di innovazione nella discussione sulla morte?

Ha certamente contribuito a riaccendere l’interesse intorno a questo tema radicale, rispondendo in modo eccellente ormai da anni a istanze di confronto culturale e scientifico sempre più forti che provengono da ogni area della vita sociale.

2 • Ma per fare ciò occorre essere supportati.

Certamente la volontà dell’Università di Padova di tutelarne l’indipendenza rispetto a qualsiasi ideologia, mantenendolo in costante equilibrio affinché non venga intercettato e spinto su declivi scientisti o misticheggianti è una dimostrazione di coraggio culturale ma anche di assunzione di responsabilità intellettuale.

3 • Occorre oltremodo individuare le persone sulle quali puntare…

Il fatto che sia stato affidato a me il compito di dirigerlo è solo uno dei fattori che garantiscono il successo dell’iniziativa che, di fatto, è il risultato del lavoro di tutti coloro che vi collaborano e vi insegnano, mettendo a disposizione competenze di eccezionale portata.

4 • E quindi la “rivoluzione” intorno a questo tema si può dire in atto?

Sicuramente da una decina d’anni non si può più dire che stiamo negando o occultando la morte. Ma ciò non significa che non ne siamo terrorizzati. Al contrario, lo siamo molto più di quando credevamo di non poterne parlare per convenienza o buona educazione. In realtà, se per un verso abbiamo il coraggio di rendere esplicito il problema, per l’altro ci rendiamo anche conto di non essere in grado di affrontarlo, trovandoci costretti a fare i conti con il declino dei più grandi edifici simbolici con cui nella storia dell’umanità abbiamo inteso porre rimedio al massimamente temibile.

5 • Qual è la situazione italiana?

Per capire in che condizioni siamo in Italia, vorrei ricordare, in nome dell’amore che nutro nei confronti della legge autenticamente democratica e del suo significato civico, che non abbiamo ancora depositato il protocollo di ratifica della Convenzione di Oviedo del 1997, nonostante ne sia stata approvata la legge nel 2001, impendendo quindi che vengano predisposte le dovute norme che trasformano il diritto de jure in diritto de facto.

6 • Logico pensare a un’impasse sostanziale…

Questo stallo, che ricorda le strategie politiche della prima Repubblica, serve per mantenere l’individuo nell’incertezza che deriva dal dipendere da un contesto contraddittorio. Si tratta di una negazione tanto celata quanto operativamente concreta del diritto di cittadinanza del soggetto in quanto attore della propria esistenza. Quando le persone sono incerte vivono in uno stato di ansia maggiore di quando si sentono in grado di gestire informazioni attendibili per operare scelte in funzione delle proprie convinzioni e volontà.

7 • Sembra di capire che situazioni normative contraddittorie potrebbero produrre confusione nell’individuo.

Ansia e insicurezza producono, come sanno bene i regimi antidemocratici, timore verso l’autorità e quindi dipendenza, in quanto al sottoposto non è dato conoscere le intenzioni di chi decide del suo destino. È così che il tanto discusso disegno di legge Calabrò, nato intorno al periodo in cui è stato permesso a Eluana Englaro di concludere in modo naturale il percorso che la tecnica aveva bloccato trasformando la sua vita in vegetazione meccanica, è rimasta altrettanto paralizzata. Tutto questo mostra che siamo ancora incapaci di guardare bene in faccia il nucleo fondamentale del problema.

8 • L’evento Eluana Englaro se per un verso ci ha fatto capire che la morte è sempre più spettacolarizzata e resa visibile per l’altro ci ha fatto perdere i punti di riferimento per cercare di attribuirle un significato…

Infatti si è trattato di una strategia che ha portato all’esasperazione gli animi, tanto da produrre un esteso vissuto di impotenza dinanzi a questioni che potrebbero essere invece onestamente risolte.

9 • Pensa che Il Rumore del Lutto possa essere utile per restituire una mappa che orienti il cammino?

Certamente è un’occasione speciale per riportare all’autenticità il parlare che riguarda il morire …

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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