Caserta_War_Cemetery_2012_26Alla fine della prima guerra mondiale, la grande quantità di caduti iniziò a costituire un problema logistico non indifferente per i paesi coinvolti. La necessità di bonificare i campi di battaglia per restituirli alla coltivazione, e la grave questione etica rappresentata dallo spostamento e dalla sepoltura di tanti corpi, spinsero i governi ad adottare soluzioni molto differenti. La soluzione più imponente fu forse quella dell’Impero Britannico, che si trovò a dover rimuovere i corpi di centinaia di migliaia di soldati che avevano prestato servizio da tutte le colonie dell’Impero.

Già nel 1917, il capo di un’unità della Croce Rossa in Francia, Fabian Ware, aveva ricevuto il permesso di registrare l’ubicazione delle sepolture militari in Francia, sia per inviare informazioni alle famiglie dei defunti che per rendere possibile il recupero dei corpi dopo la cessazione delle ostilità. Il compito era arduo: le nuove tecnologie belliche dismembravano o disintegravano i corpi, la linea del fronte si spostava continuamente, ed i caduti nella terra di nessuno rimanevano spesso irrecuperabili a lungo.

Dal lavoro di Fabian Ware naque l’Imperial War Graves Commission, incaricata di radunare i corpi dei caduti dell’impero, ovunque si trovassero nel mondo, in cimiteri militari costruiti presso i campi di battaglia. L’attività della commissione non fu universalmente apprezzata: il governo Britannico proibì infatti il rimpatrio delle salme per ragioni economiche ed igieniche, e molte famiglie si batterono aspramente per il ritiro di questa norma. Inoltre, l’attività della commissione venne accusata di essere ispirata da ideali socialisti: per la prima volta nella storia, infatti, il governo insisté affinché ogni singolo caduto venisse commemorato in una tomba individuale, seppellendo gli ufficiali in modo identico ai propri uomini.

Una tale operazione non ha precedenti nella storia: malgrado alcuni cimiteri militari fossero stati costruiti in passato, questi commemoravano al più condottieri o ufficiali, lasciando i soldati semplici nell’oblio. Un altro aspetto che generò aspre discussioni fu il fatto che la commissione, con il benestare del governo, volle rimuovere ogni tipo di simbolismo cristiano dai cimiteri. Dato che i combattenti avevano svariate confessioni religiose, una semplice lapide bianca venne imposta per tutti i cimiteri. La croce stessa posta all’ingresso dei siti, nota come la “Croce del Sacrificio”, si presenta più come un simbolo universale di martirio (all’interno della croce si trova una spada) che come un simbolo di affiliazione religiosa.

Al giorno d’oggi la War Graves Commission, oltre a rispondere alle richieste di informazioni inviate dai parenti dei caduti, gestisce cimiteri e memoriali militari in 154 paesi, curando le sepolture di quasi due milioni di soldati fra la prima e la seconda guerra mondiale. Decine di tali cimiteri si trovano in Italia, e possono essere trovati tramite il sito della Commissione (http://www.cwgc.org/find-a-cemetery.aspx).

About the Author
Laura Tradii è un’antropologa interessata agli studi della morte e dei rituali funebri. Dopo un Master in Storia della Scienza, Tecnologia e Medicina presso l’University of Oxford, sta proseguendo i suoi studi sull’antropologia della commemorazione militare con un dottorato di ricerca all’University of Cambridge.

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