Amor mio, se muoio e tu non muori,

amor mio, se muori e io non muoio,

non diamo al dolor più territorio:

non v’è estensione come quella che viviamo.

 

Polvere nel frumento, arena nelle arene,

il tempo, l’acqua errante, il vento vago,

ci portò come grano navigante.

Potuto avremmo non trovarci nel tempo.

 

Questa prateria in cui noi ci trovammo,

oh piccolo infinito! restituiamo.

Ma questo amore, amor, non è finito:

 

così come non ebbe nascimento,

morte non ha, è come un lungo fiume,

cambia solo di terre e di labbra.

 

Pablo Neruda

(12 luglio 1904 – 23 settembre 1973)

 

 

L’immagine in evidenza è di Anka Zhuravleva

 

 

 

 

 

 

 

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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