Chiudere potrà i miei occhi l’ultima

ombra che mi porti il bianco giorno,

e potrà slegare questa anima mia

ora al suo affanno ansiosa adulatrice;

ma no, da quest’altra parte, nella riva,

lascerà la memoria, dove ardeva:

nuotare sa la mia fiamma l’acqua fredda,

e perdere il rispetto a legge severa.

Anima a chi tutto un dio prigione è stata,

vene che umore a tanto fuoco hanno dato,

midolla che hanno gloriosamente arso,

il suo corpo lascerà, non la sua attenzione;

saranno cenere, ma avrà senso;

polvere saranno, ma polvere innamorata.

 

Francisco de Quevedo

(14 settembre 1580 – 8 settembre 1645)

 

L’immagine in evidenza è di Oleg Oprisco

About the Author
Maria Angela Gelati, storica, tanatologa e blogger de Il Fatto Quotidiano. Si occupa da oltre vent’anni di ricerca e sviluppo della tanatologia e da circa dieci di Death Education. Come docente collabora al Master Death Studies and the End of Life (Università degli Studi di Padova) e alla formazione professionale in ambito funerario, sanitario e scolastico. Tra le sue pubblicazioni: L'albero della vita (Mursia, 2015); Ci sono cose che (Diritto d’Autore, 2012); Scritture per un addio (Il Ponte Vecchio, 2008); All’ombra dei dolenti. Guida alla ritualità commemorativa fra tradizione e modernità (CSO, 2004).

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